Cose che possono capitare a un concerto di Elio e le storie tese

Ecco cosa potrebbe accadere (o è già accaduto) durante un concerto degli Elio e le storie tese, lunedì in Piazza Duomo a Prato.

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Gli Elio e le storie tese stanno per tornare in concerto a Prato. Lunedì 5 settembre alle ore 21,30 in piazza Duomo. Per l’occasione hanno dedicato anche una mini clip.

Ecco allora una breve guida a tutto quello che potrebbe accadere (o è già accaduto, più precisamente) durante un loro spettacolo dal vivo.

1. Una rissa per decidere che pezzo suonare.
Era più o meno il 1992. I tempi erano quelli di Italian Rum Casusu Cikti. Elio saliva sul palco e annunciava “John Holmes!” La band suonava 4 battute del pezzo, poi di colpo Rocco Tanica interrompeva e chiamava “Urna”. Allora la band cominciava a suonare l’anthem funerario. Niente. Ancora quattro battute e si interrompevano di nuovo. Elio chiamava un altro pezzo, che so, “Cassonetto”… finché non venivano alle mani. Di solito la cosa finiva con la comparsa di un enorme fallo gonfiabile. È l’amore che vince sempre. A quel punto il concerto poteva avere inizio.

2. I Litfiba che suonano Capitan Findus.
La prima volta che Le Storie Tese suonarono a Firenze, al compianto teatro Variety, per il bis Elio tornò sul palco con una maglietta dei Litfiba e intonò una stralunata versione di “Cangaceiro”. La cosa si ripeté nel concerto estivo a Campi Bisenzio, ma per quella occasione i Litfiba stessi intervennero sul palco. Ma il pezzo, da metà in poi, si trasformava nella filastrocca che accompagnava all’epoca lo spot dei bastoncini di Capitan Findus. Piero e Ghigo, ovviamente, stavano al gioco. È per questo, forse, che nei tempi della diaspora, gli Elio e le Storie Tese composero quelli inno generazionale dal titolo “Litfiba, tornate insieme”.

3. Il trans-genere musicale.
I pezzi dell’oratorio trasformati in disco music (“Born to be Abramo”), un innocuo pezzo di Luca Barbarossa trasformato in thrash metal, disquisizioni musicali sul rock’n’roll, sulla psichedelia, sulla bella canzone di una volta. Insomma una sorta di enciclopedia musicale. In disordine alfabetico e di apparizione.

4. Una canzone casuale in ascolto forzato.
Nell’inciso del Vitello dai piedi di balsa, il testo recita: “ma la legge prevede una pena aggiuntiva per questo reato, la svolta l’ascolto forzato di…” Nel disco segue un improbabile canzone popolare dello Sri Lanka. Ma dal vivo la canzone cambia tutte le sere. Dipende dall’umore, dai successi del momento, forse dalle battute che si fanno a cena. Una delle più gettonate di qualche tempo fa era il bunga-bunga sulla musica di “Waka Waka”. Spesso quest’incombenza è demandata all’artista a sé stante Mangoni, che in questo frangente dà il meglio di sé come cantante.

5. Una canzone di Natale in piena estate.
Una delle consuetudini di qualche anno fa degli Elii era quella di scrivere e cantare la canzone di Natale di Radio Deejay, che passava per radio per tutto il mese di dicembre e allietava cuori e spiriti. Raramente le canzoni natalizie sono state eseguite dal vivo, con l’eccezione della prima, indimenticabile “Christmas with the yours, Easter what you want…” a firma “il complesso misterioso” e cantata dalla voce graffiante e springsteeniana di Graziano Romani. Quando il rocker della bassa padana va a trovarli per un concerto, i nostri l’invitano tuttora sul palco a cantare l’amore e la pace di quel pezzo del 1995. Anche se siamo in pieno agosto.

6. Una canzone di 12 ore.
È successo davvero. Una ventina d’anni fa. Dalle 12:00 a mezzanotte. Al Teatro dell’Elfo di Milano. Una canzone unica, senza mai smettere di suonare, per entrare nel Guinness dei primati. Il testo di questa canzone era di pochissime parole: Ti amo sul ramo, ti amo sotto il ramo, ti amo sulla frasca, ti amo nella vasca. Il record è stato poi battuto dai Folkabbestia nel 2003, che ne hanno suonata una per 30 ore consecutive. In ogni caso, dubito che questo accadrà a Prato.