Prato: una foresta (d’inganni) sulle mura della Lazzerini

Sulle mura di fronte alla Lazzerini sorgerà presto una vera e propria foresta. L'opera di Chiara Spataro.

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Sulle mura antistanti la biblioteca Lazzerini sorgerà una vera e propria foresta. Solo che sarà un’illusione ottica.

“Una foresta d’inganni”, questo il titolo, è l’opera che Chiara Spataro realizzerà a partire da lunedì 5 giugno sulle mura del piazzale della biblioteca Lazzerini.

“Attraverso la rappresentazione di un bosco immaginario su una delle superfici murarie che delimitano il piazzale antistante la biblioteca – si legge nella nota del Comune – verrà ricreato un habitat naturale lì dove l’urbanità e i suoi bisogni ne impediscono la crescita”.

L’obiettivo, si legge ancora, è coinvolgere “lo spettatore in un’ambientazione surreale ma concreta e presente, invitando ad esplorare attraverso l’illusione dell’esistenza di una terza dimensione, quell’antico legame uomo-natura indissolubile e profondo”.

L’opera, a cura di Erica Romano e realizzata in collaborazione con la Biblioteca Lazzerini e l’assessorato alla Cultura del Comune di Prato, comincerà a prendere forma da lunedì 5 giugno per essere poi inaugurata il 9 giugno alle 18.

La pittura di Chiara Spataro – spiega la nota – si riallaccia alla tradizione pittorica rinascimentale toscana in cui gli artisti iniziano a sfondare le superfici piatte con la profondità data dall’uso della prospettiva, creando così nuovi spazi illusori amplificando la visione del piano reale. Lo sviluppo successivo del genere pittorico del trompe-l’oeil, che dal Seicento in poi vede il contributo degli studi di ottica e di percezione visiva, spinge gli artisti a sentire il rapporto con la Natura e la sua imitazione come un gioco e una sfida che da quel momento in poi non ha mai visto un vero declino. Infatti, si tratta di una tecnica caratterizzata da una ricerca continua di possibilità, in precario equilibrio fra desiderio di una rappresentazione verosimile della realtà e un suo superamento, con l’inganno di poter rendere manifesto e visibile ciò che risiede oltre il limite dell’immaginazione”.