100 anni di CCCP: il comizio musicale di Massimo Zamboni a Firenze

Il progetto "I Soviet + l'elettricità" di Massimo Zamboni per i 100 anni della rivoluzione russa arriva a Firenze. Con lui sul palco Fatur, Baraldi, Collini e tanti altri.

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Filosovietici, delusi, antichi militanti, simpatizzanti: per voi e per tutti gli altri appassionati della rivoluzione russa (e dei CCCP) domenica 12 novembre al Teatro Verdi di Firenze (ore 21 – ingresso dalle ore 20 – biglietti posti numerati da 25 a 40 euro) va in scena “I Soviet + L’elettricità”, spettacolo ideato e diretto da Massimo Zamboni dedicato al centenario della rivoluzione bolscevica del novembre 1917.

Un “comizio musicale” che attingendo al linguaggio, alle parole d’ordine e ai simboli del socialismo reale, evoca il mito infranto della rivoluzione: della rivolta degli oppressi, del potere agli operai e ai contadini, della società senza classi e senza sfruttamento dell’uomo sull’uomo.

Con Massimo Zamboni (voce, chitarra), salgono sul palco Angela Baraldi e Max Collini (voci), Danilo Fatur (performance), Simone Filippi (ritmiche), Simone Beneventi (timpani, vibrafono, ritmiche), Cristiano Roversi (tastiera, basso, programmazioni) ed Erik Montanari (chitarra).

In scena dominano gli elementi classici dell’iconografia sovietica: il podio e le tribune d’onore. Strutture per cerimonie politiche, solenni e oppressive allo stesso tempo, dove i cantanti diventano oratori, i musicisti membri di un Partito, il gruppo musicale Apparato. Alle proiezioni filmate il compito di segnalare il momento storico e le sue possibili interpretazioni, al performer il ruolo di assumere i contrasti su di sé, lasciandoli esplodere.

“La struttura musicale – si legge nella presentazione -, tratta in massima parte dal repertorio di CCCP-Fedeli alla Linea, cavalca la linea larghissima che congiunge la celebrazione allo sgomento, la scenografia ufficiale alla fragilità del singolo. Canzoni che scivolano le une nelle altre mescolandosi alla parola recitata, agli slogan, alle sonorizzazioni, alle performance, alle proiezioni. Nessun concerto rock ma una azione teatrale-musicale per una drammaturgia complessa e articolata, costituita in pieni e vuoti. Sarà tutto il ‘900 a trascorrere sul palco, attraverso la rievocazione, l’alternanza dei momenti più dolorosi (lo stalinismo, le dittature, la guerra in Afghanistan, nei Balcani) e più alti e solenni, a costituire una celebrazione dedicata all’ambizione che anima le vite degli uomini: quella di sentirsi uguali e padroni del proprio destino”.