Come uscire per una birra e ritrovarsi in galera (cit.)

Allora l’altra sera son finito in un locale di Prato in cui non mettevo piede da almeno sette, otto anni. E di sicuro ne dovrà passare il doppio prima che io mi riavvicini, considerato anche che per attitudine e convinzione  frequento  tutto un altro genere di locali.

E’ un posto enorme e ci arrivano da mezza Toscana per mangiare e ascoltare musica dal vivo.  Ma ha detto bene un mio amico, un tizio alquanto ironico ma nell’occasione parecchio incazzato: che non è possibile uscire per bere una birra con gli amici e ritrovarsi a dover rispettare regole ferree sotto lo sguardo incattivito dei buttafuori. Fa tristezza, innanzitutto, e poi scatena tutta una serie di riflessioni del tipo: sono io che vengo a divertirmi nel tuo locale e a farti piacere o è il tuo locale a permettermi di divertirmi?

Per farla breve. Ci bloccano all’ingresso due enormi buttafuori. “Mangiare o solo bere?”, “Solo bere”. Arriva la cameriera. “Solo bere”, ripetiamo. E mentre senza tanti complimenti ci allunga una tesserina monta un’espressione contrariata. “Seguitemi”. La seguiamo e mentre la seguo pensando che non è certo colpa mia se ho già cenato, mi accorgo che sulla tesserina c’è scritto Consumazione obbligatoria e che la prima consumazioncina costa 10 euri. S’apre il dibattito. Sulla tassa d’ingresso che reputo illegittima per un ristorante-pub, e sulla non-informazione riguardo a questa pratica. Ci dovrebbe essere un cartello grosso come una casa a indicarlo. E certo ci sarà,  anche se piccolo come una scatola di cerini.

Per l’atmosfera. Ci accomodiamo al tavolo, ci portano i menù e poi arrivederci. Chi beve non ha il servizio al tavolo. Probabilmente perchè non se lo merita o più logicamente perchè il gioco non vale la candela. Però almeno ti fanno scegliere la bevuta che devi consumare per forza. E’ stata una piccola consolazione.  Al bancone poi, una pinta di birra annacquata vale un forellino sulla scheda. E sorvoliamo sull’ansia di perderla, quella scheda, per chi povero disgraziato ignorante del mondo come me, non è abituato a simili convenzioni. Però qualcuno ha cominciato ad alterarsi. E’ un astemio che da bere voleva solo una bottiglietta d’acqua. Capita credo, oppure no? Insomma, alla fine non ha preso nulla e per sbollire l’incazzatura ha avuto la malaugurata idea di andare a fumarsi una sigaretta. Impossibile. L’ha bloccato il buttafuori, un tizio largo largo con un berrettino verde calcato in testa: “Se non consumi non ti posso far uscire”, ha detto. Il mio amico s’è messo a ridere e s’è fatto rispiegare la questione. “Se non c’è il forellino della prima consumazione sulla scheda non ti posso far uscire”, ha spiegato l’homo. Il mio amico ha ribattuto che usciva solo dieci minuti a fumare una sigaretta. Niente da fare. Sorridendo, berrettino verde non lo ha lasciato passare.

Conclusione. Allora il mio amico ha preso la sua bella bottiglietta d’acqua naturale da dieci euro, è andato alla cassa e ha appoggiato sul bancone le seguenti cose: la scheda, la bottiglietta e due euro.  Il cassiere l’ha guardato e gli ha detto: “Sono dieci euro”. “Non mi prendere per il culo – gli ha risposto il mio amico – Prendi i due euro o chiamo i carabinieri”. Il cassiere l’ha guardato per qualche secondo e poi ha preso i due euro senza fiatare.  Che differenza fa, avrà pensato, se tra mille ce n’è uno che si arrabbia perchè è finito in questa trappola per soldi?

A me piacciono i luoghi in cui vieni accolto con calore, dove entri quando e come ti pare, dove scegli dove sederti e consumi quello che vuoi al prezzo che più ti aggrada. Mi piace la tua gentilezza, se scelgo di venire nel tuo locale. Ti dirò di più: pretendo la tua gentilezza perchè può incidere molto sulla serata mia e dei miei amici. E  io pago sempre, perchè al contrario di te io sono una persona seria. Anche se esco a fumare una sigaretta.

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