Hanno spento il Castello …

Avvertenza: questo è un post pessimista. E sul valore di certe scelte prese troppo alla svelta.

Il simbolo di Prato è il famoso Castello dell’Imperatore che sorge in Piazza delle Carceri. Un affare merlato talmente bianco e ben conservato che sembra finto. E’ anche bello però. Anzi, è parecchio bello, e credo che siano in molti a invidiarlo ai pratesi.

Io lavoro accanto a questo baraccone da almeno dieci anni. Basta affacciarsi alla finestra. Anzi, sono le stesse finestre dell’ufficio dove rattrappisco a essere piene di queste pietre bianche, di questi merli aggraziati, di queste piantine di capperi che spuntano tra un interstizio e l’altro. L’ho visto e lo vedo tutti i giorni. Con il sole, la pioggia, la neve, la bufera e pure con quaranta gradi all’ombra. L’ho visto anche di notte, in qualsiasi condizione climatica e psicologica possibile. Forse, devo dire, è una delle poche cose cui sono affezionato della città.

Sarà un discorso banale, ma hanno cambiato l’illuminazione ed è come se l’avessero cambiata pure a me. Hanno spento la luce. Sostituito quella gialla dei fari con un aloncino di led verdi torno torno il perimetro. Tutta la piazza è rimasta al buio. E il Castello adesso non è più la dolomitica e rassicurante presenza cui tutti erano abituati:  adesso sembra un castellino della Lego ripescato dalla mota. Non è un bello spettacolo. Ma forse  i patimenti del lavoro coordinato e continuato a cottimo m’intrecciano gli specchi delle cornee.

E poi dico, tanto per farla pesare di più: ci son certi simboli che vanno tenuti in gran conto. Specialmente in una città in crisi come si definisce Prato. Non si può spegnere il Castello. Altro che risparmio. E’ un punto di non ritorno. Non si può illuminarlo di quel verdino da catarro fluorescente. La depressione avanza. Averlo davanti agli occhi tutti i giorni, non poter nemmeno più guardare fuori. Qualcuno faccia qualcosa.

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  • Pratosfera è opera di Alessandro Pattume, che a tempo perso lo accudisce come un bonsai