21 centesimi: il collaboratore sazio

In un venerdì di pioggia come questo il collaboratore si ferma a pensare e scopre per l’ennesima volta d’esser vivo e incommensurabilmente inserito nel mondo che cambia. Un concetto difficile solo a parole, perchè in realtà è come per tutti gli altri. Solo che, concepita e assorbita l’idea della vacanza appena cominciata, il concetto diventa più vivido e implode. Il collaboratore è un uomo mediamente sensibile, mediamente intelligente, mediamente intraprendente. Vive alla giornata domandosi spesso cosa accadrebbe se cadesse malato o vittima di un raptus fugi. Il collaboratore  è infatti tentato, tra un centinaio di moduli o l’altro, di mandare tutti a fanculo e levarsi di torno. Invece ride e sorride perchè così gli insegnato la mamma, donna d’ansie e saggezze antiche. E scrive. Solo dello scrivere conosce il dogma e come tale lo venera e rispetta. L’intagliare parole in antidiluviano dos, donare profondità a fatti e cose senza spessore, inseguire la naturalezza, fomentare il taglio netto, secco e dai riverberi eterni. Odia il telefono, adora l’aria aperta, le facce, i vestiti e le azioni della gente; e ama il mondo e come nell’amore di questo vuol saper tutto: dentro, fuori, intorno. Il collaboratore scava, trova, perde, viene respinto. Il quotidiano è una zia che se la tira, un sogno che si fa pregare, un incubo incubatore. Eppure rilascia dolcissime pastiglie d’appartenenza che fanno male solo alla distanza e solo se contate tutte insieme.
Il collaboratore poi è sempre stanco perchè più di ogni altra cosa stanca costruirsi la speranza. E dorme poco ma bene, mentre lo consolano la musica, le parole e le risate degli amici. E sono consolazioni pure, perchè sa che mai sarà costretto a pensare di poterci scrivere un pezzo.
E adesso il collaboratore è un collaboratore contento. L’epigono moderno del bracciante adesso è in vacanza e nessuno gliel’ha concessa. Se l’è presa e sorride, perchè non c’è niente di più trasgressivo di non essere niente e decidere d’andare in vacanza.  Un meraviglioso fine settimana l’aspetta. Libero di scrivere quel che gli pare. Finalmente senza retribuzione.

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  • Pratosfera è opera di Alessandro Pattume, che a tempo perso lo accudisce come un bonsai