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Come la pioggia di rane alla fine di Magnolia
Il 2009 sarà l’anno delle passioni scoppiate, delle morti vere, delle fughe anzitempo, dei percorsi interrotti. Come fosse una cosa contagiosa e inarrestabile, invisibile e inenarrabile, trasmessa in silenzio e senza contatto. Una crepa saltata di muro in muro, di finestra in finestra e che niente ha lasciato intatto. I giorni, i progetti, le promesse. Ha finito per intaccare anche i cuori. Ha stravolto e liberato, ha lasciato tutti un po’ più soli. Forse addirittura un po’ più veri. Vulnerabili e minuscoli di sicuro; alcuni incerti, altri furiosi, inconsolabili.
Che finisca alla svelta allora, che non ritorni più e che si faccia dimenticare. O che si smembri in piccole e sopportabili particelle da portarsi in tasca senza timore. Che dimenticare è sbagliato, e ne so qualcosa. Ma sì. E che il prossimo sia un anno senza peso, dalle scelte disinvolte, dalle speranze genuine e il sorriso sempre pronto. Che il prossimo sia un anno pieno di coraggio in cui ognuno possa lottare per il mondo che vuole, per la vita e soprattutto per la felicità che vuole. Tutti uguali, ognuno a modo suo. Voglio andare per la strada pensando che ho ancora molto da fare, ancora molto da costruire e ancora molto da sentire. Vivo. In movimento. Proiettato oltre i confini. Invece che continuare a battere la testa contro le pareti di questo scatolone sigillato da mani invisibili.