Alessandro. “Cominciamo?”

Lorenzo. “Sì, cominciamo”.

Alessandro. “Allora.  Se c’è una cosa che va detta con forza sull’edizione 2013 è che la gestione Fazio sembra aver ridato al festival di Sanremo quella dignità musicale che agli orecchi del sottroscritto, un appassionato, non certo un esperto, mancava da tanto, troppo tempo. Livello nettamente superiore alle precedenti edizioni in entrambe le serate, e la sensazione che non sia un caso ma la precisa volontà di rendere la musica in uscita dal Festival un po’ più aderente all’Italia di oggi. Basta guardare agli autori dei brani per rendersene conto”.

Lorenzo. “Indubbiamente qualità superiore a livello di artisti, anche pensando ai cantanti usciti dai reality: sono tutti validissimi. Siamo stati abituati negli anni al Sanremo “carrozzone” (e ci andava più che bene, eh): quest’anno invece è un Sanremo diverso, alcune scelte più azzeccate di altre, ma sicuramente non la fotocopia dei soliti clichè tradizionali. Per quanto non apprezzi molto nè Fazio nè la Littizzetto alla conduzione.

Alessandro. “Elio e le storie tese. Sarà il tormentone del Festival, come accade ogni volta che si presentano sul palco dell’Ariston. Secondo me partecipano ad una corsa di cui sono gli unici concorrenti e gareggiano contro se stessi per originalità, capacità e anche per simpatia. Possono arrivare primi o ultimi, poco importa, la lezione è assicurata per tutti. Ma sarebbe giusto lo vincessero loro il Festival. Gli Elii che vincono Sanremo ci starebbero proprio bene. Sarebbe il segnale che un’Italia migliore è possibile“.

Lorenzo. “Gli Elii fanno il loro gioco. E’  il loro stile, geniale, forse fuori luogo a Sanremo, ma che gli viene perdonato perchè sono loro. Forse l’unico vero pezzone di Sanremo: quello che ti resta in testa, non anonimo, col marchio di fabbrica. Cose che mancano quest’anno secondo me: anche gli autori, nomi noti della scena italiana (due su tutti: Bianconi e Zampaglione), sembrano aver scritto i testi con un occhio solo. Forse i testi belli se li terranno per se”.

Alessandro. “Tra i concorrenti “normali” sembra ci sia un certo equilibrio. Nella fascia alta delle preferenze del sottoscritto ci vanno Chiara, per la voce e l’interpretazione ma non per i testi, Simone Cristicchi, che bene o male sa essere sempre abbastanza originale,  Rafael Gualazzi, a mio giudizio un autore completo, e Daniele Silvestri, che m’è apparso abbastanza in forma e ha sfornato un pezzo che girerà parecchio in radio. Niente fascia media nelle mie preferenze. Una sostanziale indifferenza ha accompagnato le esibizioni di Marco Mengoni, Annalisa, Malika Ayane, Maria Nazionale e Simona Molinari. Proprio non mi hanno lasciato niente, sia come canzoni che come interpretazioni”.

Lorenzo. “Validi in ordine sparso: Elii (già  detto). Cristicchi bella canzone, è uno che le sa raccontare le storie con tanta fantasia. Chiara per l’interpretazione, non certo per i testi, vedi sopra. Gualazzi, che ho rivalutato ascoltandolo alla radio; un brano scritto sicuramente in inglese (come fa a volte lui) e riadattato in italiano. Annalisa, super timbro vocale, carina la canzone, leggera. E Max Gazzè, che non vincerà ma è riuscito a far vedere un certo spessore musicale. Gli inutili, in ordine sparso: Modà, Almanegretta, Mengoni (uscito direttamente da una pubblicità di Zara), Molinari (che vince il premio “belloccia di Sanremo”)”.

Alessandro. “Nell’empireo musicale italiano del sottoscritto Max Gazzè non c’è, però, insomma, è stato capace di fare tante cose egregie, alcune delle quali belle. Il pezzo sanremese mi sembra un brano studiato ad hoc,  ma senza quella lucidità e quell’ironia che lo ha saputo contraddistinguere nel tempo (Lorenzo sottoscrive). Sicchè mi dispiace. Gli Almamegretta invece non mi sono mai piaciuti, e lo stesso vale per i Modà, canzone molto pericolosa la loro, che rischia di concorrere per il podio purtroppo, e i Marta sui Tubi, che per quanto si siano sforzati non mi pare abbiano saputo tenere alta quella bandiera di paladini “indie” che tanti giornali gli attribuiscono, a torto”.

Lorenzo. “Considerazioni sparse: Silvestri, la più grande delusione di questo Festival. La sua canzone non resta in testa per niente, non tocca nè il cuore nè il cervello, almeno del sottoscritto. Brutta prova: l’altra era un plagio o il sequel di “Salirò”, tra l’altro. Vero peccato, forse avevo troppe aspettative io. Marta sui tubi il pezzo è loro, gli sta bene addosso: rischiano, come tutti gli anni di fare la figura di “quelli sconosciuti del panorama indipendente”. Preferivo quella scartata, anche solo per citare Benvegnù e Motorpsycho a Sanremo: chapeau. Maria Nazionale, la “milf” napoletana ha cantato l’unica canzone italiana “vecchio stile” di questo Festival, scritta magistralmente da Servillo”.

Alessandro. “E dei giovani, Rubino su tutti, i Blastema li hanno dovuti far passare per forza, viste le altre due esibizioni”.

Lorenzo. “Rubino la vera sorpresa di questo Festival: vincitore del Musicultura 2011, mi aspettavo qualcosa di bello, ma non così tanto. E’ da stamattina che l’ascolto e la ricanto. Gli altri non pervenuti. Come ho letto su facebook ieri sera Il Cile “sembrava i Negramaro con Brondi alla voce”. Staremo a sentire i 4 di stasera”.

 Su twitter, Pratosfera ha lanciato #sanremosfera: un salotto virtuale per tutti i pratesi che vogliono commentare il Festival. Ci stiamo divertendo e ora comincia il bello! Partecipate numerosi. Gente che passa soltanto per un saluto, commenti, considerazioni. Un gruppo d’ascolto pratese virtuale che ingrana sempre di più. Date un’occhiata.