Il resto d'Italia o l'Europa del nord. Sembrano queste le mete preferite dai cittadini cinesi che lasciano Prato. Sono noti i casi di imprenditori che hanno già spostato le aziende in altre regioni italiane, sia a nord che a sud, come conseguenza della pressione delle forze dell'ordine sulle imprese di proprietà cinese per contrastare le irregolarità che garantiscono un abbattimento dei costi tale da creare concorrenza sleale. Per i pratesi più ostili, un'emigrazione così massiccia e l'auspicata "sparizione" dei cinesi dal territorio non è più un sogno, ma sorge un forte dubbio all'orizzonte: quale sarebbe l'impatto sull'economia locale? I 12.940 cittadini pratesi di origine cinese non acquistano solo nei negozi dei connazionali. Sono appassionati consumatori di beni di lusso, dalle auto ai cellulari, dai prodotti griffati ai vini toscani, per la gioia dei commercianti della città. Pagano l'affitto per capannoni che senza di loro rimarrebbero vuoti, pagano fornitori e servizi per le loro attività imprenditoriali, pagano prodotti venduti nei negozi del centro storico e in italianissimi supermercati. Per troppo tempo a Prato si è continuato a pensare che il lavoro nel tessile potesse ancora assicurare il grande benessere del passato. La convinzione era tale che non è stato colto il momento in cui doveva cambiare modo di produrre e di proporsi e si è smesso di investire, adagiandosi sulla rendita assicurata dagli affitti pagati dai cinesi. Che sia forse questo il momento giusto per accettare una realtà che in fondo tanto male non ci fa e al tempo stesso è in grado di aprirci un'altra via?

Brenda Vaiani, 21 anni, fa sicuramente parte di quei giovani pratesi che non se ne andranno. Anzi, come studentessa della Libera Accademia delle Belle Arti di Firenze (L.A.B.A.) è talmente attaccata alla sua città da metterla al centro di un progetto fotografico il cui obbiettivo ultimo è spiegare un concetto fondamentale ma forse troppo poco considerato. Servono nuovi punti di vista per far uscire Prato da una crisi che non sembra avere fine e il punto di vista dev’essere quello dei giovani“. E’ quello che scrive col suo progetto, che si chiama “Prato work in progress”.

Dare speranza ai giovani pratesi, guardare la città da nuove angolazioni e grazie a quelle creare  nuove prospettive di sviluppo. Possibile? “Sì, è possibile – spiega – serve solo uno sguardo diverso e lo sforzo di dare spazio al dubbio e a nuove possibilità“. Così, ispirandosi ai collage di David Hockney,  ha individuato i temi centrali del suo progetto e per ciascuno ha scattato centinaia di fotografie ricomponendole poi in un un’unica immagine.  “Il 90 per cento del lavoro è avvenuto in fase di scatto, durante il quale occorreva che mi spostassi di qualche metro tra una foto e l’altra – spiega – ecco perchè ogni scatto non combacia esattamente con quello vicino. Di conseguenza, i colori variano dai toni freddi a quelli caldi, visto che appartengono a giorni e ad ore con temperature e condizioni climatiche diverse”.

Un accorato appello ai giovani della sua età, alle istituzioni e ai pratesi tutti. “Rimanete per creare nuove prospettive”.

 

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