Il quinto giorno del quinto mese del calendario cinese (quest’anno era il 12 giugno) in Cina è la festa delle dragon boat, le barche drago.

DSCF5185La leggenda narra che il poeta Qu Yuan, già costretto all’esilio, si sia gettato nelle acque del fiume Miluo una volta saputo della sconfitta della sua patria (lo stato di Chu) in una battaglia contro lo stato rivale di Qin. Saputo della caduta della capitale Ying, preso dalla disperazione, Qu Yuan si sarebbe gettato nel fiume. La gente del luogo che ne conosceva il valore e lo stimava si lanciò nel fiume a bordo di barche strette e lunghe (le barche-drago) per recuperarne il corpo. Gettando nel fiume mucchietti triangolari di riso avvolti in foglie di bambù per sfamare i pesci affinchè non si cibassero del corpo del poeta e facendo rumore con i colpi dei remi sull’acqua e i tamburi per allontanare i pesci.

Così si racconta siano nate le tradizioni principali della festa delle barche drago: gli involtini triangolari di riso ripieni di fagioli rossi e avvolti in foglie di bambù (zongzi) che simboleggiano il cibo gettato ai pesci e le corse delle dragon boat.

Le festività in Cina sono sempre un’ottima scusa per spostarsi: per andare a visitare i parenti, per viaggiare. Complice anche il modo in cui vengono accorpati i giorni di festa. Inizialmente può sembrare strano ma a ben pensarci nasconde una sua logica. Se il giorno di festa cade in mezzo alla settimana (come ad esempio quest’anno la festa delle dragon boat, di mercoledì) il fine settimana viene “spostato” in modo da accorparlo al giorno di festa, così da avere sempre un ponte di tre giorni. Questo comporta alcune conseguenze: prima di tutto i giorni liberi dal lavoro non saranno più sabato e domenica ma lunedì e martedì. La settimana precedente la festa i giorni lavorativi sono sette su sette (si lavora da lunedì a domenica compresa). A dire il vero è abbastanza strano, soprattutto le prime volte.Però si guadagnano tre giorni liberi di fila, e questo è una bella spinta a viaggiare.

Quando abiti in una delle città più inquinate del mondo ti viene voglia di sfruttare il tempo libero per andare a cercarti un posto in cui l’aria sia pulita e il cielo celeste, anche solo per ricordarti com’è. Ed è così che per la festa delle dragon boat sono andato a Guilin.

Ci vogliono tre ore di aereo da Pechino per arrivare a Guilin. Sempre che si riesca a prendere l’aereo. E’ facile rimanere imbottigliati nel traffico a Pechino, magari a causa di un inaspettato mercatino che fa riversare in strada centinaia di persone e di macchine.A volte solo la guida spericolata dei tassisti può farti arrivare all’aeroporto, giusto in tempo per salire sull’aereo.

Guilin è una città di 670.000 abitanti (praticamente niente per lo standard cinese) situata nella regione del Guanxi, lungo il fiume Lijiang. Pur essendo di per sè una città non particolarmente interessante è caratterizzata da un paesaggio a dir poco singolare, di origine carsica, cioè che ha preso forma per l’erosione dovuta all’azione dell’acqua, fatto di morbide colline scolpite sparse ovunque nella città.

DSCF5636Vicino a Guilin si trovano le risaie dette della ”schiena del drago”. Così chiamate perchè i riflessi che si creano sull’acqua fanno assomigliare i terrazzamenti delle risaie alle scaglie di un enorme drago. Paesaggio suggestivo, unico, con le geometrie perfette create dai terrazzamenti. Un connubio tra paesaggio naturale e intervento dell’uomo che riesce a raggiungere un equilibrio e una bellezza veramente unici. Tutto sembra così diverso qua: l’inquinamento, l’affollamento e la frenesia di Pechino sembrano lontani anni luce.

Un paesaggio così armonioso non può non farmi pensare a casa, alle colline in Toscana, a quanto poco basti da Prato per salire su, su qualche collina, e ammirare paesaggi altrettanto belli, magari davanti a un buon bichiere di vino. O a quanto poco ci volesse a Firenze a prendere la macchina e scappare per una pausa pranzo a base di schiacciata nelle colline.

Yangshuo è un paese punteggiato ovunque da colline smussate e verdeggianti: un paesaggio diffuso strabiliante, avvolgente e armonioso. Le colline si alternano a risaie e coltivazioni di fiori di loto. La luce rossa del sole al tramonto riflessa nelle risaie lascia il posto a una notte buia, nera, senza luci artificiali ma con milioni di stelle sfolgoranti che riempiono il fondale scuro del cielo. Cose di cui a Pechino si dimentica per sempre l’esistenza. Noleggiando delle bici è possibile attraversare in lungo e in largo la campagna circostante risalendo lungo il fiume, con delle soste obbligate per mangiare spiedini di pesce, tortini di gamberetti e altre specialità locali dai venditori ambulanti che sono il vivace e multiforme corrispettivo cinese del fast food. Con buona pace delle norme di igiene e delle standardizzazioni occidentali.

DSCF5829Importante centro turistico, Yanghuo è vivace, piacevole e piena di ristoranti come potrebbe esserlo un paese italiano affacciato sul mare o un paese del sud della Francia. Il piatto tipico locale è il pesce alla birra, ma nel menù si può trovare anche il cane stufato (nella Cina del sud ancora si mangiano alcune razze di cani e di gatti, non così a Pechino o nelle altre parti della Cina).

Il fiume Li può essere percorso su zattere di bambù o sulla loro versione moderna, in plastica bianca munita di motore.La risalita del fiume con la zattera è emozionante, ovunque intorno si stendono colline consumate da millenni di pioggie, ricoperte da una vegetazione rigogliosa di un verde intenso e uniforme.

Lungo il fiume Li si trovano piccoli paesi, con le case in muri di pietra, dove a parte pochi negozi per i turisti di passaggio la vita sembra molto distante dai ritmi frenetici delle metropoli di milioni di abitanti a cui siamo abituati in Cina. Qua le case hanno tutte una stanza che affaccia sulle strada sui cui muri sono affisse le foto dei padri del comunismo e degli antenati, e un’immancabile televisione davanti alla quale tutta la famiglia sembra passare la maggior parte del tempo. Durante la festa delle barche-drago davanti all’ingresso di casa si accendono ceri, incensi e si fanno esplodere petardi.

Quando si pensa alla Cina si pensa spesso a Pechino o a Shanghai, a metropoli sconfinate abitate da decine di milioni di persone, sfregiate da milioni di automobili e perennemente immerse in una cappa mortale di inquinamento.Certamente e’ così, ma è vero anche che fuori da questi grandi poli attrattori esiste una Cina a noi spesso sconosciuta fatta di piccoli villaggi, di minoranze etniche che ancora vivono secondo ritmi lenti e millenari e di paesaggi mozzafiato. Una natura colorata, quasi incontaminata e vivace che si contrappone alle città grigie e deturpate. E in cui è bello rifugiarsi ogni tanto.

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