Foto www.figest.it

La Palla Grossa, il gioco reintrodotto lo scorso anno per celebrare il recupero della tradizione pratese, sembra aver relegato nell’ombra un gioco meno virile, meno adulto e per questo sicuramente meno spettacolare ma che a Prato, come in molte altre città d’Italia e d’Europa, è stato giocato da generazioni di pratesi: il Cibbè.

Il Cibbè, versione pratese della Lippa, è un gioco che risale ad almeno 200 anni fa (anche se c’è chi dice risalga al XV secolo), e veniva giocato ovunque ci fosse una superficie piana abbastanza grande da lanciare il cibbè. Popolarissimo, era un gioco per tutti, che costava zero e in cui a fare la differenza era soprattutto l’abilità.

Le regole e gli strumenti di gioco, come si possono leggere sul sito dell’Osteria Cibbè di Piazza Mercatale (da integrare con quelle della Figest, Federazione Italiana Giochi e Sport Tradizionali)

Strumenti di gioco

La mazza: lunga una cinquantina di centimetri e ricavata sempre dal legno duro d’un manico di granata.

Il cibbè: lungo dieci centimetri circa e ricavato da un rametto di tre centimetri di diametro appuntito da tutte e due la parti in modo da ottenere il corpo centrale cilindrico e le due estremità troncoconiche.

Il sasso: di un mezzo chilo di peso determinava il punto di partenza del gioco. La grandezza della pietra non era determinante ma doveva comunque garantire un punto fermo di riferimento.

La posta: per noi era una penitenza da fare secondo la formula dire, fare, baciare, lettera, testamento.

La durata: consisteva nel raggiungere un certo numero di mazze di solito tre o quattrocento da realizzare nel modo descritto sotto.

Il luogo: di solito una grande piazza o una strada, è necessario il selciato, l’asfalto o comunque un terreno duro.

Il campo: si può delimitare o meno il campo in modo da indicare una specie di fuori limite dove si perde il turno.


Le regole

Si giocava in due, uno contro l’altro. Si fa il conto a pari e dispari per chi tira prima. Si mette il cibbè non più lontano di una mazza dal sasso di partenza. L’avversario si pone davanti a chi tira, ad una distanza che lui decide ma che comunque non disturbi l’altro. Si dice: Ci – l’altro deve rispondere:  . – Che vuol dire che è pronto e si può tirare.

Se si tira senza dire Ci o senza la risposta Bè si cede il posto all’altro. Tirare vuol dire colpire il cibbè dolcemente su una punta in modo che si alzi e rimanga in aria vicino a noi e mentre sta facendo questa evoluzione si colpisce quanto più violentemente si riesce per mandarlo il più lontano possibile.

Se l’avversario che si è posto davanti riesce a prendere in mano il cibbè quando questo si trova in aria si viene eliminati. Quando il cibbè è in terra ma si trova ancora in movimento l’avversario può colpirlo con dei calci in modo da avvicinarlo alla pietra. Può farlo anche più volte fino a quando il cibbè non è fermo. Quando il cibbè è fermo chi ha tirato mette la mazza in terra vicino al sasso, a non maggiore distanza di una mazza stessa, perpendicolarmente alla direzione dove si trova il cibbè.

A questo punto l’avversario, lanciando il cibbè con le mani, tenta di colpire la mazza posta vicino al sasso, ha a disposizione un solo colpo e se riesce a colpire la mazza elimina chi tira ed è il suo turno di tirare. Nel caso che non colpisca la mazza chi tira ha a disposizione tre colpi liberi, cioè senza nessuno davanti, per mandare il cibbè il più lontano possibile.

Quando ha effettuato tre colpi, a seconda della distanza che è riuscito a far fare al cibbè dal sasso di partenza, chiede un certo numero di mazze che l’avversario ha la facoltà di concedere o misurare. Se l’avversario le concede quello è il punteggio ottenuto e si cede il turno. Se l’avversario non le concede deve farsi carico della misurazione, nel caso in cui le mazze risultino uguali o superiori a quelle richieste viene assegnato il punteggio richiesto e si cede il turno, nel caso in cui la reale distanza in mazze sia inferiore a quella richiesta non viene assegnato nessun punteggio e si cede comunque il turno. Chi raggiunge per primo il numero di mazze predefinito vince la partita e fa fare la penitenza all’altro.

All’estero, il Cibbè è giocato soprattutto nei paesi d’influenza anglosassone come Pakistan e India. Si chiama Gilli-Danda e funziona proprio allo stesso modo. A Prato, specialmente la domenica mattina, il Gilli Danda viene giocato (insieme al più popolare cricket) dalla comunità pachistana in piazza del Mercato Nuovo, a Maliseti e nel parcheggio dell’Omnia Center, solo per citare alcuni campi da gioco.

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