Milone, da quattro anni la lotta all’illegalità economica cinese è al centro del dibattito pubblico, spesso con toni polemici. Lasciamo da parte per un attimo questi toni e proviamo a spingerci un po’ avanti. Cosa c’è dopo la lotta all’illegalità economica cinese? Lei la vede una fine a questo fenomeno oppure no?

Un’emersione totale dell’illegalità è praticamente impossibile perché mettendosi in regola, gli imprenditori cinesi non riuscirebbero a mantenere i prezzi così bassi come riescono invece a fare utilizzando lavoratori in nero. Dovrebbe insomma cambiare tutto il sistema, solo che non lo si può cambiare in Italia e non esistendo reciprocità con la Cina la risposta è semplice: non c’è soluzione e di conseguenza non c’è una fine a questo fenomeno.

Iniziative come per esempio quella di una Chinatown pratese, come le vede? Servono a qualcosa?

Non credo che Prato sia una città abbastanza matura per prendere in considerazione cose del genere. All’estero i quartieri chiamati “Chinatown” sono un’attrazione turistica ma sono anche il frutto di decenni di convivenza. Prato si è ritrovata in poco tempo da paesotto a seconda città della Toscana. Oltre all’illegalità economica, c’è ancora un grosso problema di convivenza, e ai pratesi come a qualsiasi altra persona chi rompe le scatole non piace. Per fortuna però, mi sembra che qualcosa si stia muovendo.

Cioè?

Io sono uno di quelli che credono al rapporto Cnel pubblicato la settimana scorsa, dove si dice che i cinesi se ne starebbero andando da Prato per stabilirsi altrove. E’ una cosa che mi confermano anche alcune prefetture italiane di cui conosco personalmente i vertici: cinesi provenienti da Prato che vanno a rinnovare il permesso di soggiorno in altre città toscane. Una di queste è Pisa, per esempio.

Allora una soluzione c’è: che se ne vadano tutti.

Diciamo di sì. I numeri non sono così evidenti, viste le quarantamila presenze cinesi a Prato. Però negli ultimi anni la nostra attività di disturbo è stata non solo costante ma anche efficace, evidentemente.

Però mi sembra un processo lungo, visto che non si possono costringere le persone ad abbandonare una città di punto in bianco.

No, è chiaro. Credo però che in cinque anni, con la stessa costanza e la stessa determinazione, una bella botta potremmo comunque dargliela.

Milone vuole ricandidarsi allora.

Si, mi piacerebbe darà continuità al lavoro che ho svolto fin qui. Ma alle prossime elezioni correrò per la carica di sindaco solo se non lo farà Roberto Cenni.

E Cenni si ricandida?

Non lo so, non si è ancora espresso. Ma se non si ricandida io lo farò di sicuro con la mia lista “Prato Libera e Sicura”.

Nel 2009 la sua lista prese il 2,7 per cento. Fece praticamente vincere Cenni al ballottaggio. Pensa che la percentuale salirebbe questa volta?

Ci sono un sacco di persone che mi sono venute a dire “Ti avremmo votato ma avevamo paura che tu ti alleassi con il centro sinistra”. Ecco, all’epoca ho pagato un po’ i miei trascorsi, adesso sarebbe diverso. Adesso mi possono accusare di tutto ma non di non aver mantenuto le mie promesse elettorali, di non aver perseguito i miei obbiettivi con grande determinazione e continuità. Una determinazione a volte quasi ossessiva, lo ammetto.

E anche per questo l’attaccano. Da una parte il centro sinistra che le dà del razzista, dall’altra anche chi sostiene la sua stessa maggioranza, come ha fatto nel giugno scorso il senatore Pdl Mazzoni bocciando la linea dei blitz. Non si sente un po’ solo?

Ma quella di Mazzoni è stata solo una reazione al mio attacco al Governo! Comunque non m’importa, anche se a volte può capitare che uno si senta abbandonato. Non tanto dalla politica pratese però, quanto dal Governo, quello attuale e quello precedente. Entrambi non hanno percepito in toto le nostre richieste. Che poi sono quelle di una città che è un caso unico in Italia e che quindi richiederebbe un’attenzione molto particolare.

Parliamo d’altro. Che mi dice del centro storico invaso dai tossici?

Questo è un dramma vero, sono aumentati a dismisura e vengono principalmente da Firenze e Pistoia perché a Prato l’eroina costa meno.

Perché costa meno?

Non lo so, bisognerebbe chiedere alle forze dell’ordine. Ma è evidente che il motivo della loro presenza non può essere che questo. Ruotano intorno alla stazione del Serraglio e di conseguenza anche intorno al centro storico. Non abbiamo strumenti contro di loro, a parte le segnalazioni. In realtà servirebbe un presidio fisso ma credo che ci siano dei problemi di organico.

Diciamo che tra tossici, scippi e fenomeni simili Prato continua a non passarsela troppo bene. Sbaglio?

Prato sta vivendo problemi che città delle stesse dimensioni ma a crescita più lenta sono riuscite a diluire e a gestire nel tempo. Adesso da noi stanno venendo fuori tutti insieme come tanti rivoli di un fiume che alla fine si riuniscono in un unico corso. E’ un momento delicato. Io utilizzo gli strumenti che ho a disposizione e sfido qualsiasi altro assessore italiano a competere con i numeri della nostra municipale, delle nostre “Rose dei venti”, del nostro quotidiano impegno sulla strada. E’ chiaro che facciamo il massimo di quello che possiamo. Nella zona del parcheggio del Serraglio c’erano spacciatori e ubriachi che adesso non ci sono più, per esempio. Ma non è che sono spariti, siamo solo riusciti a non farli tornare lì e a spostarli in una zona meno sensibile.

Per l’ultima domanda torniamo all’inizio. Spesso e volentieri le danno del razzista e lei dice di no. Milone, da che parte sta davvero?

Io mi sono convinto che in una città come Prato non puoi lasciarti condizionare dall’ideologia. Qui senti i problemi veri delle persone e se fai l’amministratore i problemi devi provare a risolverli. Insomma, alla gente vanno date risposte e io ci sto provando con tutte le forze. E con l’ideologia non se ne viene a capo. Stare dietro alle ideologie in una città come questa significa diventare cattivi amministratori.

Lascia un commento

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.