Mai altro argomento culinario ha trovato tante teorie di pensiero: chi ci mette il latte, chi la birra, chi la fecola di patate, chi l’acqua gassata, chi il ghiaccio. L’italia ha più ricette su come si crea una buona pastella che bottiglie di vino. Ma andiamo con ordine: partiamo da quello che dovrebbe essere un guru sull’argomento, Gianfranco Vissani: “la pastella si fa la mattina, aggiungendo alla farina 00 un po’ di lievito, acqua fredda e un po’ di birra”. Così parlò lo chef durante una sua intervista di qualche tempo fa.

Giallo Zafferano. Altro punto di rifermento per la cucina 2.0 è Giallo Zafferano, un portale che contiene migliaia di ricette di tutti i tipi, quindi anche i fritti. In questa ricetta di tempura mista, troviamo una “filosofia” di pastella diversa rispetto a quella del più celebre chef italiano.

Notiamo l’introduzione dell’acqua frizzante, che sostituisce il gas della birra di Vissani e l’introduzione del tuorlo d’uovo per le sue capacità leganti.

La nonna. Dove nemmeno i giudici di Masterchef possono arrivare, arrivano le nonne. Ricetta di una delle tante nonne per la pastella (ovviamente ognuna ha la sua, che non svelerà mai alle compagne di uncinetto fino in fondo, ma si terrà sempre sul vago dicendo frasi del tipo “mah, un po’ ad occhio ci aggiungo l’acqua…”). Se volete, quindi, la ricetta della pastella più buona al mondo, chiedete ad una nonna o comunque ad una signora con un’età superiore ai 67.
La nonna intervistata mette farina, birra e sale. Niente acqua gassata.

Altre variazioni sul tema. Cercando sul web troviamo migliaia di variazioni sul tema: l’aggiunta di fecola di patate alla farina 00, l’aggiunta di qualche cubetto di ghiaccio all’impasto per mantenere la temperatura della pastella bassa, una manciata di pangrattato…ma la filosofia che troverete più spesso e che regna sovrana è “mi trovo bene in questo modo, e va bene così”, e così dovrà rimanere nei secoli dei secoli.

Conclusioni. Qualsiasi ricetta di pastella si utilizzi, concludendo, si può notare una costante: il liquido usato (acqua naturale, gassata o birra) deve essere freddo, il più freddo possibile. Il contrasto tra il freddo dell’impasto e il calore dell’olio consentono di ottenere immediatamente un involucro croccante che protegge l’interno della pastella. L’altra conclusione che traiamo dal nostro studio sulla “filosofia della pastella” è l’eterna “fritta e buona anche una ciabatta”, quindi buon appetito a tutti.

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