Non ci sono cazzi questa settimana, MACHETE KILLS è il film da non perdere. Soprattutto se avete trent’anni. Perché esiste una cesura netta tra la generazione che aveva 16 anni negli anni 80 e quella che li ha avuti negli anni 90, un salto importante di forma mentis, di modus vivendi : l’abisso formale e concettuale che separa Rambo da Hot Shots. Gli ultraquarantenni hanno vissuto le consequenze del reaganismo, James Cameron, il lato serio dell’action movie, il coltello di John Rambo, gli over 30 la sua declinazione demenziale, la gallina lanciata con l’arco da Charlie Sheen in Hot Shots 2 che insieme alle cassettine di Elio e le storie tese hanno contribuito alla rovina di una generazione intera incapace, da allora, di prendere sul serio qualsiasi cosa, dalla guerra in giù. Ma almeno questa settimana si gode, perché Machete Kills è la sublimazione di tutto ciò che noi cazzoni trentenni abbiamo amato nelle serate altrimenti tristi della nostra adolescenza anni90.
Non vi fate ingannare dai vecchi critici che lo snobbano mentre aspettano il nuovo capolavoro di Mazzacurati. Il cinema di Rodriguez ha trovato da anni l’unica via possibile al post-tarantinismo: nessuna pretesa autoriale, poche chiacchiere, senso dell’azione, acceleratore pigiato su eccesso e nonsense.
Trejo monolitico, in attesa del terzo capitolo che promette scintille (Machete Kills Again.. in the Space), reparto donne da infarto (c’è la Vargara che spara dalle tette, la Rodriguez che spara con tutto il resto, Jessica Alba, la Hudgens per i ragazzini, Amber Heard per i raffinati e Lady Gaga per gli amanti del brutto), Mel Gibson pazzo totale, comparsate di Tom Savini e tutto quello che avete trovato nel primo capitolo, ma senza il freno a mano tirato.
E c’è Charlie Sheen a chiudere il cerchio…

Grande confezione per PRISONERS del canadese Denis Villeneuve, con la fotografia del grandissimo Roger Deakins (dop per i Coen, per il Jesse James di Dominik, per Skyfall), per un thrillerone con Hugh “Wolverine” Jackman e Jake Gyllenhaal, ex cowboy gay già visto nel bellissimo Zodiac. Suggestioni da western, emozioni, grandi temi etici. C’è pure la splendida Maria Bello. Gli amanti dei filmoni hollywoodiani lo preferiranno alle atmosfere b-movie dei filmacci di Rodriguez.

Se avete figli e non potete lasciarli con nonni e babysitter per vedere Machete Kills ripiegate su PLANES, che è un po’ il Cars degli elicotteri, uno spin off della serie Pixar realizzato da un’altra equipe della Disney e quindi più televisivo nel ritmo e nel racconto, seppur ottimo nell’impianto visivo. Andateci senza aspettarvi un capolavoro e tenendo conto che a fine visione il costo del merchandising Disney influirà sul vostro bilancio familiare.

QUESTIONE DI TEMPO è una commedia britannica scritta e diretta da Richard Curtis, inventore di Mr Bean, regista di Love Actually e I love radio rock, sceneggiatore dei vari Bridget Jones. Una garanzia per gli appassionati del caruccio romantico. La protagonista è Rachel McAdams, che caruccia, lo è davvero. La ricordiamo, tra i tanti film, in Caterina va in città dove Virzì la faceva spogliare e in Midnight in Paris dove Allen non riusciva a distoglierle la cinepresa dal posteriore. Pur essendo amata insomma dai registi engagè la bellissima McAdams non disdegna i cachet milionari per le puttanate tipo il film di cui stiamo parlando, in cui il protagonista, irlandese come non mai, si ritrova capace di viaggiare nel tempo e utilizzerà tale dote per conquistarla e riconquistarla…

SOMETHING GOOD è il terzo film del fascistone Barbareschi, che tenta la strada del thriller internazionale girato in inglese e cinese, mescolando nel cast attori come Haber e lo scozzese Gary Lewis e lanciandosi in prima persona in questa vicenda a metà tra il polar francese (contemporaneo, alla Audiard) e lo yakuza movie vorrei ma non posso. Lode al coraggio, il risultato ha una sua dignità, soprattutto rispetto alle vecchie prove dietro la mdp (la terribile commedia di denuncia civile Il Trasformista), anche se rimangono limiti, salti e illogicità nella sceneggiatura, il punto debole del 99,9 percento del nostro cinema.

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