evita“Uno dei difetti più grandi di mio babbo? Passa un po’ troppo tempo su facebook, secondo me” ovvero: essere la figlia di Aldo Milone.

Evita, 29 anni, laureata in giurisprudenza, in questi giorni sta affrontando l’esame per diventare avvocato. Una ragazza che quindi sa  con cognizione di causa anche criticare il lavoro del padre, assessore alla sicurezza del Comune, lo sceriffo di Prato, come lo ha definito anche questa settimana L’Espresso.

Hai idee diverse da tuo padre. Qual è il vostro rapporto? 

In famiglia c’è tanto confronto, io e mio fratello siamo liberi di pensarla come crediamo, ovviamente. Una cosa, però, che è riuscito a trasmetterci in tutti questi anni di lavoro, è il senso dello Stato, un sentimento che ha poi anche segnato gli studi che ho fatto ed il lavoro che vorrei fare

Vivere a fianco di una figura così presente e discussa della politica pratese non è sempre facile. Spiegami.

Lui, e di conseguenza noi, abbiamo vissuto tre mesi con la scorta, le persone mi fermano per la strada e mi fanno critiche da recapitare a mio babbo: questo non va, ho i cinesi che mi lavorano sotto casa, come fossi la sua segretaria: e tutto questo, ovviamente, si è anche un po’ amplificato dopo i fatti successi il primo dicembre al Macrolotto. Senza fare vittimismi, ognuno fa il suo lavoro, lui fa il suo e noi il nostro. Fa politica da quando sono ragazzina, ormai, conosco le regole del gioco. Solo che a volte le persone cercano uno sfogo anche in persone a lui vicine.

Come ha vissuto l’evento di via Toscana tuo padre?

E’ molto addolorato perché si rimprovera di non essere riuscito a fare abbastanza per evitare questa tragedia.

I difetti di Aldo Milone secondo sua figlia. 

Come già detto, secondo me, i suoi più grandi difetti che gli faccio notare spesso sono due. Il primo è la ‘troppa’ presenza su facebook: commenta, pubblica, discute, s’infervora esageratamente, cerca la ‘rissa’. Certe cose le dovrebbe lasciar scorrere, senza criticare ogni cosa in maniera accesa come fa lui. Il secondo è il non riuscire a trasmettere che lui non è solamente ‘l’assessore anti-cinesi’, che il suo lavoro non è quello di arrestare tutti i cinesi: ovviamente siamo a Prato, la situazione è questa, esiste un distretto parallelo, dentro al quale ci sono delle problematiche d’illegalità, e forse è la problematica più evidente in città, ma non lavora solo a quello.

Aldo_miloneEd un pregio dell’assessore? 

Penso sia la coerenza, non è mai diverso quello che dice da quello che pensa. E, come già detto, il senso dello Stato.

La sicurezza a Prato. La famiglia Milone abita in centro storico, come è messa Prato in quanto a sicurezza secondo te? 

Io porto lo spray al peperoncino in borsa. Ma soltanto perché una sera tornando a casa sono stata avvicinata da una persona poco gradevole. Detto questo: si vive tranquillamente, come si può vivere in una grande città. Con i suoi pro e i suoi contro: fosse per me allungherei l’orario d’apertura dei locali in centro e trasformerei Via Puglisi, da Ozne al nuovo bar in piazza delle Carceri nella ‘Sala’ pratese (si riferisce a piazza della Sala a Pistoia, luogo di ritrovo dei tanti giovani pistoiesi, ndr.), confidando nello spirito di sacrificio di chi abita in quelle zone. Lo fanno ovunque, si potrà fare anche noi?

C’è aria di candidatura in casa Milone?

Non saprei, sinceramente non la vivrei bene un’eventuale candidatura di mio padre. E’ pesante, come ho già spiegato, essere la figlia di Aldo Milone. E poi la cosa che più mi ferisce è quando sono costretta ad ascoltare o leggere offese personali: leggere cose come ‘Milone essere orrendo’, ‘Milone razzista’ o robe del genere, non può che fare male ad una figlia. Anche perché sul razzismo potrei portare ad esempio svariati episodi che confermano il fatto che mio padre non ce l’ha coi cinesi, albanesi, marocchini, ma cerca di fare rispettare le regole. Per la strada incontra persone che gli raccontano i loro disagi, e lui prende appunti su scontrini, foglietti. A volte capito in assessorato mentre lavora e mi chiedo come faccia a dare udienza a tutte le persone con cui prende appuntamento. Persone che vanno lì per sfogarsi per problemi che vivono tutti i giorni. Ma non è mai stato interessato unilateralmente ai cinesi. Mia madre gli rimprovera di essere troppo spesso a lavorare da solo, a prendere decisioni importanti in prima persona e basta.

Ti sei fatta un’idea in questi anni sul perché non si riesce a trovare il bandolo della matassa sulla questione cinese a Prato?

Penso perché non esiste un reale interesse a livello nazionale: i vari ministri che si sono succeduti negli anni di assessorato di mio padre non hanno mai capito la realtà della situazione, forse. Non hanno mai adottato misure specifiche per Prato, quelle di cui ha bisogno. Non si può pensare che possano fare tutto le pattuglie della Municipale. Staremo a vedere se con questa tragedia si muoverà qualcosa.

Come la vedi Prato tra qualche anno? 

Io non sono pratese, vivo a prato da 19 anni però, e in passato, rispetto ad ora, non ho mai visto tante forze di uomini e donne pronte ad investire su questa città. Prima ognuno investiva nel proprio orticello, nella ditta di famiglia. Oggi vedo la mia generazione, quella che ha 30 anni, che mette in pratica tante belle idee. Insomma, secondo me questa città ce la farà. E ce la farà anche nel campo dell’integrazione, anche coi cinesi. Accadrà se riusciremo a fare un passo l’una verso l’altra. Se le varie comunità sapranno capirsi e collaborare tra loro,  sfruttandosi come vere e proprie risorse.

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