Premessa: Marialaura è una giovane pratese che sta realizzando un suo sogno: fare il suo giro del mondo in autostop e “barcostop”. Questa è la lettera che ci ha inviato i primi giorni di gennaio, prima di intraprendere la sua prima grande traversata: l’oceano Atlantico. Arrivata (intorno al 20 gennaio) continuerà a scrivere il suo diario di bordo per Pratosfera.

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Tutto è pronto. O almeno così pensiamo.
Domani mattina comunque partiamo davvero!

Lasciamo Cabo Verde, che ci ha accolti in queste due settimane di vela tra le sue isole, ma lo porto con me nel cuore. Questa terra desertica, e allo stesso tempo tropicale, piantata in mezzo all’oceano e spazzata dai venti Alisei, un po’ europea e un po’ africana, mi ha fatto sognare un mondo diverso dove le etnie si mescolano e tutti si sentono concittadini.

marialaura 01Tante barche sono già partite verso i Caraibi e altre sono appena arrivate al piccolo porto di Mindelo dove siamo ancorati (Sao Vincente – Cabo Verde).

Sono barche completamente diverse le une dalle altre: ci sono barche piccole e vecchie, che hanno percorso miglia e attraversato oceani, ancorate a fianco di barche nuove di zecca, dotate delle migliori tecnologiche; ci sono barche comprate e barche costruite pezzo dopo pezzo dai loro proprietari; ci sono barche di pensionati, di ricchi signori, di giovani, di viaggiatori, di fricchettoni; barche pulite e luccicanti o ricoperte da uno strato di polvere del Sahara, barche dimenticate o amate alla follia e poi ci sono le piccole barche di legno dei pescatori delle isole. Tutte insieme, in un mix surreale, unite dalla fame di oceano e di libertà.

Mi emoziono al pensiero che raggiungeremo l’America in barca a vela! Wow! Non sono mai stata nel continente americano, ma adesso che lo sto raggiungendo, lo faccio come nel XV secolo: con la forza del vento!
Abbiamo scaricato le previsioni meteo e nei prossimi giorni dovremmo avere i venti Alisei e le onde dalla nostra. Ci spingeranno da est a ovest dritti dritti verso l’isola di Barbados. Dal momento in cui salpiamo non avremo piú telefoni o computer collegati al mondo. Solo la radio, nel caso incontrassimo grosse navi containers sulla nostra rotta equipaggiate di tutti i sistemi possibili e immaginabili. Magari chiederemo loro aggiornamenti sul mondo e sulle previsioni meteo.

In barca a vela invece vai piano ma vai senza benzina e arrivi ovunque ti sei prefissato. Se il vento scompare aspetti. Non devi avere fretta. Nel nostro caso, per arrivare ai Caraibi ci metteremo dai 15 ai 25 giorni.

marialaura 02Non avremo bisogno di accendere i motori neppure per produrre energia elettrica. Abbiamo con noi un mulino eolico e dei pannelli solari. Con questi dovremmo produrre abbastanza energia, perlomeno quanto basta per il pilota automatico e il piccolo frigo che abbiamo. Non accenderemo le luci perchè quando fa buio andremo a letto e quando sorgerà il sole ci alzeremo. O resteremo ancora a dormire un po’. Seguiremo comunque il ritmo del sole. Eccetto per i turni di guardia notturna. Dalle 18:00 di sera alle 6:00 di mattina dividiamo la notte in turni di tre ore ciascuno. Mentre gli altri dormono tu stai di guardia e controlli il vento, scruti l’orizzonte assicurandoti che la barca non vada in rotta di collisione con altre (rarissime) barche, conduci la barca spengendo il pilota automatico e assapori la fiducia che ripongono in te gli altri membri dell’equipaggio, che dormono grazie alla tua veglia. L’equipaggio è composto da: il capitano tedesco Reinhard, una ragazza olandese Saskia, il mio compagno di viaggio Damià ed io.

Adesso ci aspettano onde blu e mari infiniti, cieli viola, blu, rossi, gialli, pioggie e arcobaleni. Vedremo pesci e delfini, magari ascolteremo ancora il respiro di qualche balena nella notte. Prenderemo tanto vento in faccia e tanto sale sulla pelle e sui capelli. E vivremo in perenne movimento perché il mare non si stanca mai.

Il mio sogno si sta realizzando e sono emozionatissima! Ci risentiamo dall’altra parte del mondo!

Marialaura Dolfi
barcostop.wordpress.com