Nonostante il titolo italiano (C’ERA UNA VOLTA A NEW YORK) cerchi di spacciare il film per uno spaccato leoniano, il nuovo lavoro di James Gray (I padroni della notte, Two lovers) è un film lontanissimo dallo sguardo postmoderno e pieno di eccessi di Sergio Leone. The immigrant (titolo originale) conferma infatti la vena neoclassica e la tendenza, originalissima, del suo autore di accordare i film in “minore”, con uno stile trattenuto quanto struggente. Bellissimo melò in costume, girato in cinemascope e con mezzi notevoli, con un trio di attori straordinario (Jeremy Renner, Marion Cotillard e Joaquin Phoenix) e il tema dell’immigrazione sullo sfondo è il nostro film del settimana.

Se Gray è tra i nomi più interessanti del cinema americano, Alexander Payne ci sembra un regista sostanzialmente sopravvalutato; viene dal Sundance Film Festival e ha un’idea di cinema piuttosto derivativa e ruffiana, che rende ogni suo film imperdibile per gli amanti del carino. NEBRASKA è un road movie in bianco e nero con i soliti magnifici scenari e le solite macchiette post-coeniane, ma ha dalla sua la straordinaria prova di Bruce Dern, qui anziano ossessionato da una vincita milionaria, che nobilita il film e vale, da sola, il prezzo del biglietto.

Il modo migliore per affrontare THE COUNSELOR – IL PROCURATORE è evitare di leggere i titoli di testa, fare finta che il film non sia diretto da Ridley Scott e non sia – soprattutto – scritto da Cormac McCarthy, autore di capolavori come La strada o Non è un paese per vecchi. Questo per evitare delusioni. Siamo lontanissimi, per dire, dagli esiti vicini alla perfezione del riadattamento dei Coen, ma il film – con l’avvocato Fassbender che si ritrova coinvolto in un traffico di droga ad alti livelli – è sgangherato quanto interessante, marrocchinissimo nel design (con un supercast truccatissimo– Fassbender, Pitt, Diaz, Cruz – e Javier Bardem con una capigliatura nuovamente impossibile e vestiti orrendi), non del tutto centrato, ma con un doppio sguardo arguto su un mondo fatto di Suv e tradimenti, nel quale spicca il personaggio della Diaz.

ANGRY GAMES – LA RAGAZZA CON L’UCCELLO DI FUOCO non è un pornazzo con i travestiti, ma l’ennesima parodia scatologica tritatutto post Scary Movie. Questa volta il bersaglio è Hungry Games e tutta una serie di film rigorosamente scelti tra i successi degli ultimi 2 anni, oltre che videogames, app per l’iphone e diavolerie assortite. Truzzi, decerebrati e masochisti si divertiranno, gli altri si astengano.

Remake del terrificante capolavoro di De Palma CARRIE – LO SGUARDO DI SATANA è un film sostanzialmente inutile come (quasi) tutti i remake dei grandi film. Già la Moretz, troppo graziosa, funziona infinitamente meno rispetto alla inquietantissima Spacek. Rimane un esperimento interessante per la riproposizione fedelissima, shot by shot, come per lo Psycho di Van Sant, di molte sequenze e un film godibile per le nuove generazioni che non siano state turbate dal bagno di sangue – letterale – dell’originale.

Evitabilissimo senza se e senza ma UN COMPLEANNO DA LEONI, che segna l’esordio – piuttosto triste – degli sceneggiatori della saga di Una notte da leoni, con un budget mediamente basso, attori sconosciuti e poco simpatici e gag di seconda mano. Ben lontano dall’efficacia del prototipo.