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Con l’inizio delle prove invernali di Jerez de la Frontera è ufficialmente cominciata la stagione 2014 della Formula 1, e la domanda non è chi sia il più veloce, quanto chi sia riuscito a farsi trovare pronto dal profondo rinnovamento regolamentare voluto quest’anno dalla federazione.

Si può dire subito che se lo scopo era quello di mescolare le carte e dare un po’ più di spazio alla fantasia dei progettisti l’obiettivo si può dire raggiunto. Ai box è tutto un fiorire di nasi a punta, schiacciati, a formichiere, con rostro (non saprei definire in maniera diversa quello dell’incredibile Caterham) e finalmente le macchine si differenziano tra loro non solo per la livrea ma anche per soluzioni tecniche personalizzate. Ma l’interesse suscitato da queste visibilissime stranezze “estetiche” delle nuove vetture rischia di distogliere l’attenzione dal vero nodo della faccenda, dal cambiamento che più degli altri renderà quest’avvio di stagione difficilissimo da decifrare, e cioè l’utilizzo del motore ibrido (unità termica accompagnata da un generatore elettrico che recupera energia cinetica in frenata ed energia meccanica dalla turbina).

Una tecnologia del tutto inedita in Formula 1, che comporta uno studio molto approfondito della dislocazione in vettura dei vari sistemi ausiliari (raffreddamento, attuazione idraulica, controllo elettronico) e che ha reso le macchine così complesse che in pochi sembrano al momento in grado di mettere in pista qualcosa che compia una decina di giri di fila.

Il resoconto della prima giornata, tanto per fare un esempio, era roba da bollettino di guerra: la Ferrari era uscita, aveva percorso 500 metri e poi era stata fermata. Solo nel pomeriggio aveva inanellato una promettente serie di stint da quattro giri (le gare intere durano settanta giri, tanto per dire…). La Mercedes aveva interrotto le prove in mattinata dopo che a Hamilton aveva ceduto l’alettone anteriore in pieno rettilineo, una cosa piuttosto pericolosa peraltro.

RedBull e McLaren avevano praticamente passato la giornata in garage, la prima alle prese con un incredibile problema di montaggio delle sospensioni posteriori (una cosa mai sentita), la seconda neanche in grado di far partire il sistema idraulico. La Lotus ha addirittura rinunciato a partecipare a queste prove per impossibilità di preparare in tempo la nuova monoposto. E non è che da metà schieramento in giù le cose fossero andate molto meglio: Williams, Sauber, Toro Rosso e Caterham avevano messo insieme tra tutte poco più di venti giri, pochi dei quali a velocità sostenuta.

Solo alla conclusione di queste prime prove si potrà capire meglio come hanno lavorato nell’inverno le varie squadre, e si spera, quantomeno per gli spettatori che si assiepano intorno al circuito, che le scuderie possano far girare con più continuità i propri piloti.

Ma aspettarsi un gran premio di Australia (tra un mese e mezzo) pieno di ritiri e dall’esito incertissimo è in questo momento la previsione più logica che si possa fare.

David Bianucci