Saranno gli Hobby Horse con il loro album Eponymous, martedì 11 febbraio, alle ore 21.15, ad inaugurare Politeama in primo piano 2014, la nuova stagione del Ridotto del Teatro Politeama Pratese, a cura di Mirko Guerrini. Il concerto inizierà alle ore 21,15 e sarà possibile partecipare (su prenotazione) ad una cena organizzata nei locali del Ridotto dalle ore 20.

Eponymous, recentemente uscito con l’etichetta italiana Auditorium Parco della Musica, segna un’evoluzione del sound del trio con una maggiore presenza di strumenti elettronici e di un ruolo più ampio affidato alla voce, nonché una concentrazione ancora più forte sull’improvvisazione collettiva e l’esplorazione sonora.

Alternando tra improvvisazioni ipnotiche e misteriose e momenti di dinamismo esplosivo, la musica degli Hobby Horse – Dan Kinzelman, Joe Rehmer, entrambi musicisti americani residenti in Umbria, e Stefano Tamborrino, fiorentino, tra i più quotati della generazione emergente in Italia – combina elementi tratti dal free jazz, ambient, rock e elettronica.

Gli Hobby Horse si sono esibiti per la prima volta nel 2008 come trio sax tradizionale, ma i loro lavori più recenti hanno visto una tendenza a esplorare i limiti sonori del trio, utilizzando strumenti non tradizionali come il tin whistle, registratore, glockenspiel, arrangiamenti corali e melodici. Questo aggiunge una dimensione quasi orchestrale al repertorio che pone brani originali scritti per la band insieme a canzoni di Tom Waits, Robert Wyatt e Thelonius Monk.

Chi sono gli Hobby Horse

Dan Kinzelman, sassofonista, compositore e improvvisatore, nasce nel 1982 e si avvicina alla musica all’età di 8 anni, studiando in principio il pianoforte per poi passare al sassofono all’età di 12. Nel 2000 vince una borsa di studio per la University of Miami, presso cui si laurea con lode nel 2004. Durante lo studio viene più volte premiato dalla rivista specializzata sul jazz Downbeat e il suo quintetto viene scelto per realizzare un laboratorio con concerto finale alla Carnegie Hall di New York. Dopo la laurea si trasferisce prima in Germania per poi stabilirsi in Italia nel 2005. Attualmente vive in Umbria e collabora stabilmente con alcuni dei nomi più illustri del jazz italiano quali Enrico Rava, Mauro Ottolini e Giovanni Guidi, sia come solista che come arrangiatore e direttore musicale. Negli ultimi anni Dan Kinzelman si è rivelata una voce importante nella scena musicale nazionale e non solo, sia come strumentista solista che come compositore e bandleader. Caratterizzati da scelte rigorose e talvolta estreme, i suoi progetti sono spesso iconoclastici e fanno fatica a rientrare in un solo genere. Infatti, un elemento comune in molta della sua musica è il tentativo di far convivere esperienze musicali e sonore apparentemente distantissime fra loro, con risultati spesso sorprendenti. Tra i suoi progetti in corso, oltre all’attività da solista, ci sono: il duo con il pianista Fabrizio Puglisi, il gruppo Pylon con Mirco Rubegni (fiati, percussioni) e Joe Rehmer (contrabbasso, percussioni), Dan Kinzelman’s Ghost con Mirco Rubegni (fiati, percussioni), Manuele Morbidini (fiati, percussioni) e Rossano Emili (fiati, percussioni).

Joe Rehmer nasce nel 1984 a Woodstock, frazione di Chicago. A 12 anni comincia a suonare la chitarra, interessandosi prima a gruppi come i Nirvana. Entra a far parte della jazz band della scuola media, passando al basso elettrico e poi al contrabbasso. Nel 2002 si trasferisce a Miami (Florida), dove si laurea nel 2006. Negli ultimi anni porta avanti un’attività concertistica sia in Europa che negli Stati Uniti con gruppi quali Airship Rocketship (Miami), Hobby Horse (Italia), Landon Knoblock Trio (New York City), El Portal (Miami), Tensil Test (Berlino), Il Bidone di Gianluca Petrella (Italia), Enrico Zanisi Trio (Italia) e i Bastard Unicorns (Miami). Il suo debutto da leader, Joe Rehmer’s Tazer Room, è uscito per l’Atomisk Records nel 2008.

Stefano Tamborrino ha cominciato a suonare nel 2000, all’età di 19 anni. Da allora ad oggi ha portato avanti il suo percorso musicale da autodidatta, cosa che ha favorito la formazione di un suo stile più personale e unicamente dettato dall’istinto. In poco più di 10 anni si è imposto tra le nuove eccellenze del jazz italiano, condividendo palco e studio, sia in Italia che all’estero, con alcuni dei musicisti più affermati della scena contemporanea, come Ares Tavolazzi, David Binney, Chris Speed, Mike Mainieri, Stefano Bollani, Giovanni Guidi, Steve Magnusson, Francesco Bearzatti e molti altri. Versatilità e libertà stilistica lo hanno portato a prendere parte a progetti di varia natura, spaziando tra jazz, hip hop, elettronica e indie rock. La continua ricerca ed attenzione al suono lo hanno recentemente avvicinato alla martellatura del metallo e alla conseguente realizzazione interamente eseguita a mano dei propri piatti in bronzo.