La stagione dei filmoni viene e va, canterebbe Battiato. E così dopo un’ubriacatura di ottimi titoli con l’imbarazzo della scelta e in attesa del capolavoro “Snowpiercer” questa settimana bisogna accontentarsi.

Perché è un po’ deludente il nuovo film di Clooney regista, MONUMENTS MEN, nonostante l’ottimo soggetto (una task force di una sporca mezza dozzina di eroi messa insieme dall’esercito statunitense nel 1944 spedita in Europa col compito di recuperare e salvaguardare le opere d’arte razziate dai Nazisti per ordine di Hitler) e il cast stellare (Clooney – Murray – Damon – Goodman – Dujardin – Blanchett: sticazzi!). Non vi aspettate una rilettura inventiva e trasgressiva come quella operata da Tarantino nel capolavoro (valeva doppio perché dichiarato) “Inglorious Basterds”, perché il film, piuttosto fiacco, annega in una invadente retorica a stelle e strisce appena mitigata da un humour costante, ma non incisivo (tipo quelle parti più deboli degli Ocean’s in cui si ha l’impressione che gli attori si divertano più del pubblico). Grande spottone da Fazio con i tre paraculissimi Dujardin-Damon-Clooney, anche se il migliore è, al solito, Murray.

SOTTO UNA BUONA STELLA di Verdone fa incazzare perché De Laurentis ha ricevuto pure contributi statali per il film e viene da chiedersi dove siano finiti i soldi a giudicare il valore dei singoli comparti tecnici (fotografia agghiacciante, interni ricostruiti da fiction, musica stile Centovetrine). Detto questo Verdone, al solito alle prese con problemi esistenziali e idiosincrasie varie, è un talento comico autentico lontano dai Bisio e dai raccattati della tv, per cui si ride, la Cortellesi funziona più del solito, Tea Falco in versione macchietta non ha l’autenticità meravigliosa di Io e te di Bertolucci, ma si conferma una faccia da cinema su cui puntare e qua e là riaffiorano gli spunti anarchici del primo Verdone. Peccato per la confezione orrenda.

STORIA D’INVERNO è un polpettone fantasy ingenuo e monocorde. Si dice che Scorsese avesse messo gli occhi sul romanzo da cui è tratto, prima di ripiegare su Wolf of Wall Street e allora il film lo ha diretto lo sceneggiatore di A Beautiful Mind e di un’altra paccata di roba retorica. Super cast sprecato: Colin Farrell, Russell Crowe, William Hurt e una Jennifer Connelly sempre belloccia.