Era più o meno l’inizio di gennaio del 1998: Maurizio Raspante dei Santa Sangre telefona al Consorzio Produttori Indipendenti e concitatissimo inizia uno sproloquio su di un’idea che gli è venuta nella notte, che secondo lui è la grande truffa del rock’n’roll.

Basta con i progetti perdenti, da mille copie (all’epoca mille copie vendute per un disco erano poche), bisogna pensare in grande. Bisogna unire tutta la scena indipendente e fare un disco sfruttando quella che è la festa del consumismo per antonomasia. Perché tante menti, se le unisci per fare un progetto importante, tutti ci vogliono mettere del suo, tutti vogliono farsi sentire… ma se li unisci per una grande, enorme e divertente cazzata… ci stanno tutti.

Ecco: questa è l’idea del secolo: mettere insieme Afterhours, Massimo Volume, La Crus, Cristina Donà, Marco Parente, Scisma, Ritmo Tribale… e fargli cantare una canzone di San Valentino.

Dev’essere un pezzo pop. Ma non pop intelligente e ricercato: pop e basta. Talmente pop che i Ricchi e Poveri impallidiscono al pensiero. Deve avere lo spirito benefico di We Are The World, c’è già la melodia, il testo… stasera chiamo Manuel Agnelli e lo buttiamo giù. Allora? Ci state? Guardate che lo propongo alla Mescal, eh?

Espongo la cosa a Gianni Maroccolo. Ci metto dentro tutto l’entusiasmo di Raspante e anche qualcosa in più. Mi guarda perplesso tutto il tempo dell’esposizione. Secondo lui è una grande cazzata. “Sì, appunto. Una grande cazzata. Una cazzata grandiosa. Tu pensa: tutti i grandi nomi dell’underground italiano su di una sola copertina, e poi, quando uno sente il pezzo… sai che ridere”.

Maroccolo obietta ancora che per un’operazione così servono le radio, serve una promozione da major, c’è poco tempo, poi ci sono i dischi nuovi da far uscire, il momento è quello che è, non possiamo perdere tempo… Alla fine della serata cede.Ok, però la segui tu. Contatti tutti i management, tutti gli artisti, ti fai rilasciare tutte le liberatorie, segui le registrazioni, stai dietro alla stampa… Buona fortuna.” Cazzi tuoi. La vuoi la bicicletta? Non aspettavo altro.

Effettivamente le chiamate con gli uffici dei management quando li chiamavi e cercavi di farti rilasciare un foglio che diceva che il loro artista poteva apparire su “San Valentino 98 – Un amore lungo un giorno” erano un po’ gelide. Soprattutto quando chiedevano delle spiegazioni sulla bontà dell’operazione. Però hanno firmato tutti. Anche perché la mia telefonata era preceduta o seguita da quella dell’artista in questione che diceva che “Voleva” essere in quel progetto. Fin troppo facile.

Una domenica di gennaio ci ritrovammo tutti insieme al Jungle Sound di Milano a registrare questo capolavoro. Agnelli, Cristina Donà, Egle dei Massimo Volume, Giò dei La Crus, Franci del Grande Omi, Marco Parente, tutti i Ritmo Tribale, tutti gli Scisma, tutti i Santa Sangre, Steve Piccolo, i Six Minute War Madness, più me e Massimo Bellucci per Sonica, infilati dentro a fare i cori.

Più Larry di Videomusic a riprendere tutto: avevo parlato con l’allora direttore della rete di Cecchi Gori e ci era andato a nozze: vi faccio il videoclip io, vi faccio uno special, facciamo un paio di ospitate a “Vertigine”… Larry riprende tutto e lotta con l’idea di cinema che ha Paolo Benvegnù, che gli suggerisce sempre cosa e come girare… Il clima è goliardico, assurdo, surreale. Il pezzo è quello che è.

valentino

Però deve aiutare a stare bene la gente in un giorno così bello”. Non so se da qualche parte in rete c’è ancora traccia di quello speciale di Videomusic: tutti gli artisti si dichiaravano innamorati dell’amore, volevano dimostrare che anche chi fa rock indipendente in fondo ha un cuore grande.

Per ricompensare gli artisti e salvaguardare la mia integrità nei mesi a venire ci inventammo la seguente cosa: tutti gli artisti avrebbero partecipato gratis al progetto (si trattava in fondo di una mezza giornata di lavoro), ma tutti avrebbero firmato il pezzo come autori. Facciamo impazzire la SIAE. Te lo immagini un pezzo con 24 autori accreditati? Devono morire. Ricordo la calligrafia minuscola di quel bollettino di deposito. Il pezzo fu finito, mixato in due giorni e consegnato alla stampa in PolyGram.

Purtroppo, effettivamente, l’idea era troppo bella e surreale perché potesse andare tutto liscio. Il disco doveva tassativamente essere nei negozi il 14 di febbraio, ma ci arrivò solo il 18 o il 19. I tempi di stampa non li accorci, hai voglia a tempestare di telefonate gli stabilimenti e la distribuzione. Con la promozione riuscimmo a fare radio e TV (Videomusic, sempre quella) il giorno di San Valentino. Ma l’effetto “Baci Perugina” il 19 febbraio è bello che dimenticato. E quindi i milioni di copie immaginati rimasero tali.

Non so quanto ha venduto alla fine, forse le solite mille copie.

Sei mesi dopo arriva una lettera della SIAE: per colpa di uno degli artisti (non dirò mai chi) che non ha passato l’esame, il deposito di “Un amore lungo un giorno” è da considerarsi nullo. Anche la SIAE si è beffata di noi, altro che beffa alla SIAE.

Però è bello ricordare che tanti artisti così seri e impegnati per una giornata abbiano cantato, credendoci come non mai, “Solo un bacio e fammi andar via…

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