Sono famosi come musicisti ma non usano strumenti musicali. A loro piace il ghiaccio, quello veloce del bob, disciplina olimpica in cui la Giamaica è tornata a qualificarsi dopo dodici, lunghi anni dall’ultima apparizione. Era il 2002.

Stiamo parlando di Marvin Dixon e del 46enne Winston Watts, acclamati come eroi al loro disgraziato arrivo (gli hanno smarrito le attrezzature dopo che per arrivare alle Olimpiadi aveva usato il crowdfunding) a Sochi, e della loro avventura nella gara olimpica nel bob a due. Per la cronaca, sono arrivati ultimi, trentesimi su trenta. Ma non conta.

Quel che conta, e conta dalla prima apparizione della Giamaica in una Olimpiade invernale (Calgary, 1988), è quell’alone mitologico di cui questi atleti giamaicani si trovano ammantati ogni volta che riescono a partecipare ai Giochi. Quest’apparente follia di una nazione caraibica che partecipa alle Olimpiadi invernali stuzzica i cuori a tanti appassionati e non.

Una passione alimentata da un film, “Cool Runnings” (Quattro sotto sero, 1993), ispirato alla storia vera della prima squadra di bob della storia giamaicana. Un film diventato subito un cult.

Quest’anno invece,  alcuni musicisti (Sidney Mills & Jon Notar, con Groove Guild) hanno pensato bene di scrivere una canzone sul bob in vero stile giamaicano. E non si sono fermati qui. “The Bobsled song” è stata infatti pensata per essere ascoltata durante la discesa. Gli autori hanno scritto che il ritmo della canzone si adatta perfettamente al quello del bob.

Non è servita molto ai risultati sportivi di Dixon e Watts, ma almeno fa registrare un altro record alla Giamaica.
Quello di primo pezzo reggae dedicato al bob.

Per chi conosce l’inglese, questo è invece una sorta di documentario sulla storia della squadra di bob giamaicana realizzato dal loro sponsor ai Giochi di Sochi.

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