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Per un’idea di città” è l’incontro (venerdì 21 febbraio alle 17 al circolo “Curiel” in via Filzi) che vedrà protagonisti l’urbanista Bernardo Secchi e l’assessore alle politiche per l’integrazione e alla rigenerazione urbana del Comune di Torino Ilda Curti. Ad organizzarlo i consiglieri comunali Maurizio Calussi e Simone Mangani, insieme ad Angelo Formichella, membro del Consiglio del Centro per l’Arte Contemporanea Pecci, per Open Prato. L’obiettivo, così si legge nella descrizione dell’evento, è quello di “discutere del governo urbanistico della città a partire dal quel quadrilatero (battezzato Macrolotto Zero proprio da Bernardo Secchi ) dove si concentrano difficoltà ed opportunità della Prato del futuro e dove, simbolicamente, l’incontro avrà luogo”.  Ad affiancare i relatori saranno Fabio Bracci, Luca Bravi, Massimo Bressan, Andrea Valzania e Roberto Vezzosi.

 

Bernardo Secchi

bernardo_secchi1E’ uno dei critici più impietosi dell’ultimo piano regolatore di Prato, quello del Macrolotto Zero (1993-1996). Eppure Bernardo Secchi, uno degli urbanisti più famosi d’Europa, quel piano regolatore l’ha concepito, firmato e lasciato nelle mani della città. Proprio come nella sua lunga carriera ha fatto con tante altre realtà (Jesi, Anversa, Pesaro, Madrid, Brescia, Marsiglia).

Professor Secchi, a distanza di vent’anni giudica fallimentare il piano regolatore che disegnò per Prato?

“E’ stato un fallimento perché, semplicemente, non hanno voluto ascoltare quello che dicevamo in quel piano regolatore. A livello professionale invece no, non è stato un fallimento: quello messo in atto a Prato non è il nostro piano regolatore”.

Ci spieghi meglio per favore.

“Il piano regolatore fatto all’inizio degli anni ’90 ha subito moltissime varianti, e sono state tutte varianti peggiorative con cui si è rincorsa la falsa idea che costruendo si sarebbero aiutati gli investimenti. Agli imprenditori cercammo di dirlo, guardate che sono troppi tutti questi macrolotti, ma non ci hanno ascoltato. Hanno cioè cercato di dare più valore ai loro interessi immobiliari piuttosto che investire nella produzione. Purtroppo, avevamo ragione noi”.

Sta dicendo che si è costruito troppo?

“La situazione mi sembra chiara: dispiace constatare che uffici e abitazioni sono vuoti e che così rimarranno a lungo. Io penso che di eccesso di patrimonializzazione si può morire, alla distanza”.

Parliamo di Macrolotto Zero. Fallito il piano regolatore, cosa si può fare per migliorare la situazione?

“Innanzitutto bisogna smettere di coltivare false illusioni e ricostruire una prospettiva vera per il futuro. Prato non è una città persa. Ha tanti problemi ma niente che non si possa sistemare. Bisogna avere un po’ di intelligenza: non si può solo radere al suolo e costruire case. Quindi azzerare tutte le varianti e ripartire da dove avevamo lasciato sarebbe un ottimo punto di partenza, tra gli altri “.

Gli altri possibili punti di partenza quali sarebbero?

“Secondo me c’è anche un’altra urgenza a Prato, quella di cambiare giunta. Da Martini in poi si è andati sempre peggiorando”.

 

Ilda Curti

Ilda_CurtiC’è chi di rigenerazione s’intende senza essere di Prato o aver mai avuto a che fare con il tessile. Ilda Curti, 50 anni, è infatti l’assessore alla rigenerazione urbana del Comune di Torino e si occupa, tra le altre cose, di ridare un’identità a quei quartieri che sembrano averla persa. L’ha fatto a Torino, e verrà a Prato a spiegare cosa si può fare e soprattutto come farlo. Da assessore ma anche come presidente della rete “Quartiers en crise”.

Innanzitutto, cos’è la “rigenerazione” urbana?

“In Europa è un termine e un modo di lavorare molto ben radicato, in Italia preferiamo inquadrare la questione col termine “riqualificazione”. In linea di massima si può dire che è un approccio integrato che considera la città come un organismo vivente e quindi molto complesso. A Torino in dieci anni abbiamo messo in piedi quindici interventi di rigenerazione urbana di zone già esistenti di città, lavorando sugli spazi pubblici e sulle comunità”.

Come funziona?

“La rigenerazione urbana è un po’ l’unità di pronto soccorso dell’urbanistica. Si occupa soprattutto delle funzioni degli spazi pubblici, dai marciapiedi alle piazze, e presuppone un rapporto diretto con chi quegli spazi li vive tutti i giorni. A Torino, per esempio, abbiamo ascoltato le esigenze delle persone, abbiamo studiato come usavano certi spazi e poi li abbiamo rigenerati, ma non prima di aver stretto dei patti con gli abitati della zona, delle vere e proprie assunzioni di responsabilità.

Cosa ne pensa di Prato e in particolare della situazione del Macrolotto Zero?

“Non ho una particolare conoscenza della situazione pratese e del processo di penetrazione economica della comunità cinese. Quello che posso dire è che non esistono ricette e che, però, esistono dei punti fermi dai quali partire per analizzare situazioni del genere. E’ indispensabilie partire dalle caratteristiche uniche del quartiere, coinvolgere i suoi abitanti, stimolare la responsabilità collettiva. L’unica cosa che è sbagliato fare è parlare “di noi e di loro”. Tirare su i muri non serve a niente”.

 

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