Cosa vuol dire “aumentare” una chitarra? Ce lo spiega l’inventore, Tommaso Rosati, musicista e sperimentatore pratese, 31 anni, si è diplomato settimana scorsa al conservatorio Luigi Cherubini di Firenze, all’interno del corso di musica e nuove tecnologie.

La sua tesi si intitola “Strumenti aumentati, la nascita di nuove gestualità”, che, traducendo in italiano e semplificando all’estremo, vuol dire: nuove tecnologie applicate a strumenti musicali che utilizziamo tutti. Come ospite della sua tesi ha invitato Riccardo Onori, chitarrista pratese che non ha bisogno di molte presentazioni. Onori ha suonato alcuni brani con la sua chitarra “aumentata”. Ma cosa sono questi strumenti musicali aumentati?

“Ho lavorato sulla creazione di strumenti aumentati, strumenti in cui sono applicati dei sensori che captano movimenti o gestualità che non sono tipiche dello strumento e, captando questi movimenti producono dei trattamenti sul suono, lo modificano“. Prendiamo il caso della chitarra: applicato un sensore sul suo corpo di questa, si può decidere e attribuire ad ogni gesto che la mano del chitarrista (o della chitarra stessa) farà sopra a questo sensore, modificherà il suono dello strumento.

Il lavoro è sia hardware – racconta Tommaso – in cui vengono messi i sensori, collegati poi ad Arduino che fa da recettore. Arduino viene poi collegato al computer che, semplificando, fa tutto il resto. Da lì c’è tutta la parte software che è forse la parte più importante, quella in cui vengono ‘pilotati’ degli effetti sulla chitarra”.
Capiamoci: i suoni che vengono fuori da questa invenzione possono essere innovativi, ma sono comunque suoni riproducibili anche da un controller, prendete ad esempio Jonny Greenwood, chitarrista dei Radiohead. La cosa straordinaria (e che Greenwood non fa) è che per riprodurli, basta fare solo un gesto con la mano.

Collegare un gesto ad un risultato sonoro: “è questa la cosa più originale. Tu pensi ad un gesto e lo colleghi ad un determinato suono o effetto, è un lavoro per calibrare ogni movimento preciso ad un suono. Abbiamo provato tanto, e ci siamo accorti testando che alcune cose funzionavano di più di altre”.

Tutto è iniziato dai giocattoli per bambini. “Si è proprio così. I primi oggetti ad essere, in qualche modo, ‘aumentati’ sono stati i giochi per bambini. Cose semplici, molto più incontrollabili: sono stati i miei primi lavori di hardware. C’è pochissimo da sapere di elettronica, basta saper saldare e sapere cosa sia un potenziometro. Però mi sono divertito ed ho iniziato a mettere le mani in quel mondo”.

Continua Tommaso: “Di pari passo studiavo la parte software e mi sono sempre più specializzato in questa. Poi è arrivato l’incontro con Arduino, che ha reso più semplice una cosa che non avrei mai pensato di poter fare, ossia attaccare un sensore ad un computer. Allora ho creato i primi controller che già suonavo nei miei live di musica elettronica”. 

L’incontro con Riccardo Onori. “Mi scrivono in tantissimi su facebook per propormi collaborazioni, quasi mai rispondo – racconta Riccardo Onori. “Quando, però, ho letto l’idea di Tommaso mi ha attirato subito. Quando non sono in tour o occupato in altri progetti, il mio lavoro è ricercare, e mi sembrava un’ottima idea questa. Sono andato da lui e mi ha fatto vedere una serie di cose e ne sono rimasto entusiasta”. “Volevo un chitarrista che lavorasse nell’ambito pop – commenta Tommaso – qualcuno che aveva voglia di mettersi a cercare ‘suoni nuovi’. Quando Riccardo mi ha dato l’ok, ho iniziato subito a lavorare a quello che è stato il mio primo prototipo di strumento “aumentato”, che non è stata la chitarra, ma la Kalimba. Appena Riccardo ha capito le possibilità che questa invenzione poteva portare, delle molteplicità di risultato, è rimasto letteralmente frastornato”. 

La prima chitarra aumentata. “Durante la fase di creazione Tommaso ha sempre chiesto la mia – dice Onori – io mi limitavo a dirgli la mia opinione con un occhio da chitarrista, come mettere le cose nel miglior modo per non snaturare comunque lo strumento”. “Sono arrivato ad un punto in cui tutto quello che avevo applicato sulla chitarra funzionava, ma dovevo pulire il suono, quindi mi sono rivolto ad un altro compagno di viaggio nella creazione di questi strumenti, Marco Politano, che conosce bene la materia e mi ha tolto vari noise e disturbi vari”.

Il commento del chitarrista. “La straordinarietà di questa invenzione è, oltre alla flessibilità, l’infinita possibilità di cose che si possono fare. Mi ha aperto un mondo questo incontro. Mi sono iniziate a venire tantissime idee, ho iniziato a scrivere musica per chitarra aumentata, spartiti che forse decifriamo sontanto io e Tommaso (ride, ndr.). E’ come internet questa sperimentazione:  chiunque avrà questo strumento tra le mani potrà espandere le possibilità ed i risultati. Mi sto spendendo molto per l’idea di Tommaso: il mio sogno sarebbe quello di portarla in tour questa chitarra. Ora porterò il prototipo ad un liutaio milanese che si è mostrato interessato, vediamo se riusciremo a produrre le chitarre aumentate 100% made in Italy, dato che anche Arduino, che permette tutto questo, è  italiano come invenzione”.

Progetti futuri “aumentati” di Tommaso Rosati. “Sicuramente perfezionare quello che c’è – racconta Tommaso – trovare altre persone interessate con altri strumenti su cui provare. Vorrei creare un sito in cui la gente si può rendere conto delle potenzialità ed aprire un laboratorio artigianale di strumenti musicali aumentati. Il prossimo lavoro? Un sassofono aumentato“.

Un commento

  1. […] Tutto parte da una domanda: la chitarra può essere più di quello che è stata finora? Da questo dubbio parte la spinta a iniziare una nuova ricerca. E’ così che nasce l’idea della “chitarra aumentata” inizialmente ideata da Tommaso Rosati con l’assistenza di Marco Politano. Idea “testata” su Riccardo Onori, che ha sposato subito l’idea. In breve, con l’ausilio di sensori e trattamenti digitali sul suono tradizionale della chitarra (o di qualsiasi altro strumento musicale a questo punto), si ha la possibilità di dar vita a nuove gestualità formate da un legame imprescindibile tra gesto e suono. A questa “invenzione” dedicammo un report mesi fa. […]

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