Filippo Ciardi è andato per la Stampa nella parrocchia dell’Ascensione al Pino, dove don Francesco Saverio Wang si occupa di una piccola comunità di cinesi cattolici. Ne è venuta fuori una lunga intervista su una parte della comunità cinese a Prato, sulle cose che vanno e quelle che non vanno, sul futuro della convivenza tra pratesi e cinesi.

Don Francesco (arrivato dalla Cina a Prato nel 2009) racconta che i cattolici cinesi di cui si occupa sono circa 200 ma che a frequentare normalmente la chiesa ogni domenica non sono più di 50, 60 persone. Che sono poca cosa, considerando che a Prato ci “sono circa 30mila cinesi”.

Prosegue spiegando come molti cinesi hanno lasciato Prato per tornarsene in Cina e di come, per quelli che non hanno una casa e che sopportano turni di lavoro massacranti, la chiesa sia diventata un punto di riferimento importante: “Per molti la chiesa è diventata una vera famiglia e non solo per quelli cattolici. Qui –  racconta – non solo trovano amici e dialogo ma anche aiuto se hanno bisogno di trovare un asilo nido per i loro figli, per farsi rinnovare il permesso di soggiorno o anche solo sapere quale moduli compilare per ottenere la tessera sanitaria”.

“Alcuni di loro hanno molti debiti da ripagare e quindi devono lavorare molto – aggiunge – ma anche gli operai devono e vogliono riposare. Se i datori di lavoro non sono cattolici, quelli che vogliono venire a messa la domenica devono chiedere un permesso e poi tornano a lavorare. Secondo me non è giusto – dice –  La domenica è il giorno del Signore e non possiamo rubare tempo per guadagnare soldi. La vita spirituale è molto più importante. Alcune cose sono cambiate dopo la tragedia: alcuni hanno affittato case per gli operai oppure non cucinano più, ma forse ci vuole una formazione sulla sicurezza, bisogna fare ancora”.

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