I film di Von Trier si dividono, per chi scrive, in tre categorie. C’è il Von Trier fanatico, quello che pensa che una sola idea di cinema – quella cazzata del Dogma per dire – basti a riempire film oscurantisti e ricattatori che stanno alla base del Von Trier – Pensiero. Quello di Idioti e de Le Onde del Destino per intenderci, film che ne costituiscono l’essenza filosofica. Per chi scrive sostanzialmente fuffa. Poi c’è il Von Trier ironico, cazzone, che ci piace molto, quello di The Kingdom e de Il Grande Capo, dove, messe da parte le ambizioni smisurate, viene fuori in maniera meno indisponente la sua vera natura di misantropa adorabile cinica testa di cazzo. E poi c’è il Von Trier più sperimentale, quello che da L’Elemento del Crimine ad Antichrist lavora per accumulo di elementi, mescolando lampi di genialità a trashate pazzesche fatte apposta per fare imbufalire i critici. Confuso, più derivativo di quanto sembri, sempre comunque interessante nella sua natura alternativamente postmoderna. NYMPHOMANIAC VOL. 1. fa parte di questa terza categoria. Il porno, diciamolo subito, non è una sorpresa. Alle penetrazioni Von Trier ci aveva già abituato, a quelle controfigurate pure, le perversioni di seconda mano sono inferiori a quelle di qualsiasi film d’autore anni 70 che abbia corteggiato l’hard (per non dire del sito porno che avete visitato poco fa) e il sesso – di molto inferiore alle chiacchiere, specie in questa versione theatrical – è ovviamente vissuto nella chiave antierotica, antibrassiana diremmo, che ci si può aspettare da un paracattolico frustrato ossessionato dalle donne. Ma Nymphomaniac vol. 1 va visto, come andrà visto il vol. 2, anche solo per partecipare alla discussione inevitabile per la complessa rete comunicativa messa in campo da Von Trier, massmediologo e comunicatore ancor prima che regista innegabilmente intelligente. Certo per una volta ci piacerebbe vederlo libero da sovrastrutture (vedi seghe) mentali e metatutto e dalle solite menate psicanalitiche, ci verrebbe da suggerirgli “Lars, libera lo schermo dai complessi e facci vedere il film”, ma il nuovo, irritante, confuso, farneticante film di Von Trier diviso in due volumi di una durata imprecisata e interminabile come un Kill Bill antipop ha ancora una innegabile capacità affabulatoria, fuori e dentro lo schermo. DIVERGENT è l’ennesima trasposizione young adult di un romanzo young adult per adolescenti (o se preferite young adult). Un po’ Host, un po’ Twilight, molto Hunger Games, molta distopia fantascientifica per principianti. Protagonista meno bona del solito. Nemmeno quella magra consolazione. Vabbè. L’italia è un paese misterioso. Prendete Rolando Ravello, già attore di medio livello (sì, vi state chiedendo Rolando, chi? E’ normale, è un attore di medio livello e non si dimette da attore con un Fassina qualsiasi purtroppo). Rolando ha esordito al cinema come regista con un film, Tutti contro tutti, che non ha incassato un cazzo. Roba decente, ma nulla che possa giustificarne l’esistenza in termini autoriali. Neanche due anni dopo torna al cinema con un nuovo film. Con Ambra Angiolini. Che uno si chiede come possa continuare a esser presa in considerazione come attrice in ruoli di primo piano. Vabbè. Questo TI RICORDI DI ME? è la storia d’amore tra un cleptomane e scrittore di favole per bambini (l’attivissimo e bravo Edoardo Leo) e una narcolettica che si dimentica le cose (Ambra – produttori, a quando un film intitolato T’APPARTENGO?). Favoluccia uccia uccia scritta da Paolo Genovese (Immaturi), la solita fiera del carino, dignitosa quanto innocua, cinematograficamente debole. Per chi s’accontenta.

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