Ieri, domenica 27 aprile, non è stata una bella giornata per il calcio internazionale. Mentre si propagava la notizia della morte di Vujadin Boskov (83), un maestro (nel modo di intendere il calcio e la vita) che portò la Sampdoria di Vialli e di Mancini allo scudetto e alla vittoria della Coppa delle Coppe, in Spagna andava in scena l’ennesimo (per il calcio, ma anche per la Spagna) episodio di razzismo da parte della tifoseria nei confronti di un giocatore.

Il giocatore del Barcellona Dani Alves, che in campo è un duro e sa come farsi rispettare, stava per battere un calcio d’angolo (al 75′ della partita in casa del Villareal) quando s’è visto arrivare tra i piedi, lanciata dagli spalti,  una banana. Alves non ha fatto una piega: l’ha raccolta, l’ha sbucciata e l’ha mangiata, pulendosi poi le mani sui pantaloncini mentre si apprestava a battere il corner.

Più tardi, Dani Alves ha commentato su twitter: “Mio padre me lo diceva sempre: mangia le banane, che prevengono i crampi”.

La reazione è stata immediata e in breve tempo sono partite su Twitter e su Instagram campagne incrociate a sostegno di Dani Alves e soprattutto contro il razzismo. Persone comuni, tifosi e anche calciatori. Tutti rigorosamente con una banana sbucciata in mano e gli hashtag #danialves #somostodosmacacos #somostodosmonos #weareallmonkeys