Stavamo viaggiando in “autobus de parrilla”, direzione Managua, ma siamo scesi prima di arrivare alla nostra destinazione, in un paesino chiamato Mateara.

Nel paesino di Mateara la gente passeggiava tranquilla, gli uomini a cavallo pascolavano il “ganado”, le vecchiettine si cullavano nulle sedie a dondolo sull’uscio di casa, i ragazzetti scorrazzavano in bici e le bambine facevano i loro soliti sorrisetti dove mescolano curiosità e timidezza, al vederci passare. Noi girovagamo tra le stradine pietrate del paese in cerca di un “ospedaje” ma non trovavamo niente. Ci decidemmo a chiedere alle signore del paese dove potevamo andare a dormire per una notte e dopo varie consultazioni interne, le donne ci dissero di cercare un certo “Roberto” che viveva in una traversa della piazza principale.

Così ci incamminammo ma, appena voltato l’angolo, un certo “Umberto” si presenta chiedendoci cosa stavamo cercando. Non abbiamo ancora capito se “Umberto” e “Roberto” fossero la stessa persona ma ci fidammo di lui. Così andammo a casa sua visto che alberghi, in paese, non ce n’erano e ormai il sole stava tramontando. La casa era semplice e, mentre preparavamo un materasso e delle lenzuola per la notte, Umberto ci narrava la storia del paese dal punto di vista della sua famiglia.

Il nonno di Umberto, un tipo razzista che dicono facesse l’amore con un’india, fondó questo paesino e lo popoló con i propri figli vivendo dell’allevamento. Il padre di Umberto era medico e politico del paesino ma con la rivoluzione sandinista scappó con la famiglia nella vicina Costa Rica, visto che rappresentava la classe ricca del paesino. La rivoluzione sandinista del popolo Nicaraguense non piace molto alla famiglia di Umberto e sembra che tutti i problemi derivino da quel momento storico. Dicono che nel loro paesino ci fossero molti stranieri terratenenti che, con la rivoluzione, scapparono o furono cacciati e le loro terre confiscate per realizzare la riforma agraria. Ma queste sono versioni personali che raccontano solo una parte della verità. Abbiamo parlato in proposito con un ex-combattente dell’esercito sandinista e con amici couchsurfers e tutti ci raccontano storie diverse. La verità é che ancora oggi studiare non é un diritto reale di tutti perché le scuole pubbliche sono di basso livello mentre la sanità pubblica non funziona e il partito socialista al governo porta avanti politiche per dare qualcosa ai piú poveri ma non per farli uscire dalla povertà.

Prima che il sole tramontasse Umberto ci portó sulle rive del lago e, nonostante il paesaggio bellissimo, vedemmo tanto inquinamento. La riva era disseminata di spazzatura, pesci morti, gusci di tartarughe, mentre le mucche pascolano vicino alle acque del lago, bellissime nella loro immensità ma purtroppo torbide e inquinate. Nonostante l’inquinameto del lago le mucche bevono l’acqua dal lago e spesso si ammalano. L’inquinamento é dovuto, principalmente alla città di Managua che si affaccia sul lago e getta lì i propri rifiuti liquidi, ma è anche dovuto all’agricoltura chimica che in queste zone va per la maggiore: tutti usano insetticidi e concimi chimici che sono trascinati dalle pioggie al lago e lì rimangono ad alterare l’ecosistema. Le montagne sono in parte disboscate perciò la temperatura aumenta sempre di più nei mesi caldi dell’anno e la terra si fa piú secca. Tutti qui tagliano legna per cucinare e via via la montagna alberata scompare, senza che nessuno se ne preoccupi. Umberto raccontò tutto questo mentre camminavamo sul percorso della vecchia ferrovia, smantellata e venduta negli anni ’70 perché aumentasse in Nicaragua il consumo del petrolio e delle automobili. Risultato: adesso tutto il paese si muove su gomma e non esistono più treni.

Queste storie, pur ripetendosi in tutti i paesi di Centro-America, trovano poche volte ascoltatori interessati e disposti a cambiare il corso della storia locale. Ogni tanto si trovano piccole soluzioni attraverso progetti di eco-turismo o di cooperazione internazionale, riuscendo cosí a creare un’alternativa ad un’economia povera che deturpa la natura.

Vi racconto questo non per intristirvi ma perché devo condividere con voi quello che vedo e che la gente mi racconta.
Adesso siamo arrivati a Managua e la città sembra molto piú sicura di tutte le altre capitali di centro America che abbiamo finora visitato. Rodolfo, amico couchsurfer, ci racconta la sua visione della realtà nicaraguense mentre noi cuciniamo “croquetas” e “tortilla española” per ringraziarlo dell’ospitalità.

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