SPAGNA MATATA

E venne il giorno della vendetta, quello che Robben ha atteso per quattro lunghi anni da quella finale persa allo scadere contro la Spagna nel 2010 in Sudafrica, quando sullo 0 a 0 si fece ipnotizzare dal portiere Iker Casillas, sparandogli addosso in uscita il pallone che poteva valere il primo titolo iridato olandese. Uscirono entrambi tra le lacrime, Robben di disperazione, Casillas di gioia, tanto da baciare la sua compagna, la giornalista Sara Carbonero, in mondovisione.

E venne il giorno in cui la Spagna del Triplete (Europeo­-Mondiale-­Europeo) tornò sulla terra, in un pomeriggio iniziato nel migliore dei modi nello stadio di Salvador, con il rigore messo a segno da Xabi Alonso e generosamente concesso dall’italiano Rizzoli, e finita sotto un cielo plumbeo con cinque goal incassati, con Robben e Van Persie grandi mattatori. La seconda peggior sconfitta di sempre nella storia dei mondiali per gli spagnoli.

E venne il giorno in cui uno degli uomini simbolo finì sul banco degli imputati, stavolta in via definitiva, senza possibilità di appello: proprio lui, Iker Casillas, il capitano, il Buffon iberico, recordman di presenze in nazionale, l’unico portiere insieme a Gigi Nazionale, a vincere per quattro anni il titolo di portiere più forte del mondo. Le incomprensioni con Mourinho, la clamorosa panchina impostagli dallo Special One, confermata anche da Ancellotti, che gli ha a lungo preferito Diego Lopez. E poi l’errore in apertura della finale di Champions League, che poteva costar caro al Real Madrid, recuperata proprio all’ultimo minuto.

Lo avevamo preannunciato nel precedente articolo “Allarme portieri”, adesso gli indizi diventano prove. Casillas non c’è più. E la parata in apertura su Sneijder e la doppia al novantesimo, sembrano dimostrare come il calo di prestazioni del portiere possano essere di natura soprattutto psicologica. Metafora perfetta di una Nazionale diventata irriconoscibile: appagamento, presunzione, arroganza chissà.

Adesso toccherà a Del Bosque capire cosa fare contro il Cile, se dare fiducia a un portiere che sembra essere il fantasma di se stesso, o se sterzare e puntare su Reina – portiere del Napoli con le valigie già pronte – mandando un messaggio alla squadra: nessuno più è intoccabile, nemmeno il Capitano.

Nell’attesa di conoscere la scelta dell’allenatore spagnolo vengono in mente le immagini della finale degli europei 2012, quando, dopo il poker rifilato dalla furie rosse agli Azzurri, le telecamere inquadrarono Casillas che, da capitano, ordinava ai compagni di smettere di segnare “rispetto per gli avversari, rispetto per gli avversari”. Chissà se gli sono tornate in mente.

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