Un Bio-distretto, secondo la definizione data dall’Associazione italiana agricoltura biologica, è “un’area geografica dove agricoltori, cittadini, operatori turistici, associazioni e pubbliche amministrazioni stringono un accordo per la gestione sostenibile delle risorse locali, partendo dal modello biologico di produzione e consumo, ossia filiera corta, gruppi di acquisto e mense pubbliche bio. Nel Bio-distretto, la promozione dei prodotti biologici si coniuga indissolubilmente con la promozione del territorio e delle sue peculiarità, per raggiungere un pieno sviluppo delle potenzialità economiche, sociali e culturali”. Ed è proprio questo ciò che sta nascendo a Carmignano, territorio storicamente agricolo, dove un nutrito gruppo di aziende ha deciso di dire basta ai prodotti chimici e al falso mito della produzione a tutti i costi, puntando a garantire prodotti salutari e rispetto dell’ambiente. Una filosofia che ha subito trovato risposta sia nell’amministrazione comunale – che si è impegnata a sostenere in ogni modo il progetto – sia fra molti cittadini comuni che hanno dato vita a un gruppo di acquisto che sostiene gli agricoltori virtuosi garantendosi prodotti ottimi. Da qui l’idea di un ciclo di otto conferenze fatte per educare la gente a scegliere gli alimenti in maniera consapevole e per informare i carmignanesi sulle potenzialità che ha il grande progetto iniziato.

Gli ultimi due appuntamenti di questo ciclo iniziato a maggio sono stasera e il 12 settembre in sala consiliare. “Il rapporto diretto tra agricoltori e consumatori, quale occasione per costruire insieme un futuro sostenibile” è il tema di stasera. Interverranno rappresentanti dei gruppi di acquisto di territori vicini e delle aziende coinvolte. L’obiettivo è spiegare come si può acquistare bene direttamente dai produttori, ma anche raccontare esperienze di sviluppo del mercato biologico.

L’ultimo incontro, invece, sarà incentrato sulla potenzialità del bio distretto, in un confronto diretto con chi lo ha già lanciato. Interverranno infatti, Alberto Bencistà, già sindaco di Greve in Chianti e presidente del Biodistretto locale, Francesco Galgani del bio distretto di San Gimignano, l’agronomo Ruggero Mazzilli esperto di viticoltura biologica e il presidente dell’associazione Parco agricolo pratese David Fanfani.

E dell’importanza di portare Carmignano a inaugurare il prima possibile un bio-distretto ad hoc ne abbiamo parlato con Siro Petracchi, proprietario di una giovane azienda agricola biologica e fra i più attivi fautori di questo grande progetto. “Dobbiamo capire che bandire i prodotti chimici di sintesi significa garantire la salute del prodotto e quindi del consumatore. Il nostro territorio, tempestato da coltivazioni intensive come oliveti e vigneti, negli ultimi decenni è stato purtroppo martoriato dall’uso di roba potenzialmente molto pericolosa. Scegliere di rispettare il ciclo naturale, trattare e curare le piante con prodotti non nocivi, comportarsi in maniera non invasiva è un modus operandi che alla fine premierà tutti, da cui tutti ci guadagneremo. Certo, senza la chimica c’è molto più da lavorare, si rischia molto di più di non avere una produzione abbondante, ma il prodotto finale è garantito sotto tutti i punti di vista. Non è semplice dover sopportare annate come questa, per esempio, nella quale la produzione di olio è stata molto compromessa a causa del clima che ha stimolato l’arrivo di una mosca deleteria per le olive. Ma un conto è trattare questa emergenza con il Rogor, un insetticida a base di dimetoato che uccide la larva in poco tempo permettendo alle olive di crescere rigogliose, e un conto è far la guerra agli insetti con i prodotti naturali. Il risultato è scontato: chi ha usato il dimetoato produrrà più olio, noi siamo a rischio. Ma di certo la qualità non avrà paragoni, visto che non ci sono garanzie che tracce di quel veleno non entrino nel ciclo dell’olio. Ecco cosa intendo per scelta biologica, mettersi dalla parte della salute del consumatore”.

Per fortuna, per sostenere i produttori agricoli virtuosi, è scesa in campo la Comunità Europea che ha stanziato dei fondi per tutelare eventuali perdite. “Si tratta di soldi importanti per andare avanti e non mollare, anche se certo non coprono l’intera perdita” precisa Petracchi. Ma è anche grazie a questo “salvagente” che sempre più aziende scelgono di saltare il fosso e diventare bio. “A Carmignano siamo già circa 25 fra chi già è certificato e chi è in fase di conversione. Sì perché dal momento in cui si fa la domanda al momento del sì ufficiale passano tre anni e molti controlli”. Un passaggio lungo, ma necessario. E noi contiamo di crescere sempre più grazie anche alle tante iniziative che stiamo imbastendo per diffondere questo tipo di cultura”, aggiunge.

Intanto, a proposito di cultura, per educare il cittadino a comprare bene e a mangiare meglio, partirà anche una mostra-mercato permanente della filiera corta con i prodotti di queste aziende. Lo apriranno nell’attuale ortofrutta del capoluogo e verranno proposti sia prodotti bio che non, grazie anche all’appoggio di Comune e Regione. “Speriamo però di arrivare presto a inaugurare il distretto, un’occasione d’oro per tutti”, precisa Petracchi. Comunque, per chiunque sia interessato, molte di queste aziende sono aperte ogni giorno per la vendita diretta. Contatti e orari saranno presto disponibili e diffusi in ogni maniera.

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