Anche Prato ha il suo CoderDojo. Dopo l’evento di prova del mese scorso e il grande successo riscosso tra i pratesi, si è costituita l’associazione pratese che fa capo ad un movimento aperto, libero e totalmente gratuito, nato 3 anni fa in Irlanda, che ha come obiettivo quello di far appassionare bambini e adolescenti alla programmazione senza proporre noiose lezioni di logica, ma attraverso il presupposto concettuale che sta alla base dei metodi attivi, cioè il “learning by doing”, ossia imparare facendo.

“La nascita di questa associazione, è motivo di grande soddisfazione per noi – ha detto l’assessore all’agenda digitale Benedetta Squittieri -. L’obiettivo che come amministrazione intendiamo perseguire è quello di iniziare un percorso che veda iniziative volte a promuovere la cultura scientifica e a insegnare ai ragazzi i linguaggi della programmazione. I nostri figli utilizzano con capacità sconvolgenti strumenti digitali e poter far capire loro cosa c’è dietro a questi e allo stesso tempo insegnargli a creare il loro personale gioco attraverso la programmazione è l’obiettivo che si pone il Coderdojo. Realizzeremo un evento al mese durante tutto l’anno scolastico e l’idea è di farlo all’interno di scuole, altre biblioteche, sedi decentrate del Comune, insomma in luoghi dove i ragazzi potranno imparare, divertendosi, accompagnati dai mentor, i linguaggi della programmazione. Ringrazio tutti i volontari che dedicano il loro tempo a questa associazione”.

Il prossimo appuntamento sarà il 15 novembre nei locali della Biblioteca Lazzerini dalle 15 alle 18, i piccoli programmatori potranno iscriversi online (i link verranno pubblicati sulle pagine facebbok, twitter e sul sito) a partire da lunedì 10 novembre. Saranno disponibili 30 posti.

Al momento il Coderdojo Prato è composto da 14 volontari ma l’iscrizione è aperta a chiunque, non è necessario essere programmatori. “La nostra volontà – afferma Gianluca Betti – è quella di dare ai ragazzi una visione diversa dei dispositivi mobili che ogni giorno usano in modo passivo, far capire loro che dietro a quello che loro vedono c’è il lavoro e il tempo di qualcuno che ha usato la propria conoscenza “.

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