C’è chi vuol fare lo scrittore, e si danna l’anima, frequenta corsi di scrittura creativa, si dà una disciplina ferrea perché Baricco e Busi insegnano che per scrivere bisogna scrivere tutti i giorni dalle quattro alle sei ore, come timbrare il cartellino, se no non si migliora e non si perfeziona lo stile, chi cerca l’introspezione più scavata o l’ispirazione più agognata. E poi c’è Alessandro nutini libroNutini, che di mestiere fa il batterista in un gruppo famoso (la Bandabardò, per i più disattenti) e come altro mestiere fa il rockandroll, qualunque cosa voglia dire (e per qualunque cosa intendo l’intero spettro semantico a cui sottende il termine rockandroll) e quello che guarda le partite di tennis di notte. Uno che ha una propria genialità innata e la sua disciplina la applica nel negare proprio quella genialità. Perché fa più ridere giocare a fare il cazzone piuttosto che (e ho detto piuttosto che) riconoscere di avere dello stile e del talento. E il Nuto farebbe qualsiasi cosa per strapparti quella risata. E ci riesce sempre.

Alessandro Nutini è l’autore di un’opera prima, “Vita da Bestie” (Ouverture edizioni, 182 pag., 12 euro) e va in giro presentando l’opera per festival bibliografici, librerie, centri commerciali, luoghi culturali e d’aggregazione tutti. Mercoledì 12 novembre sarà al Parco Prato alle ore 17, evento all’interno del più ampio Festival dello Sport e della Musica che occupa il centro commerciale per diversi mesi. “Vita da Bestie” è un libro di racconti, che nasce un po’ per caso, un po’ per voglia, un po’ per occasione. Insomma, capita che il Nutini in questione scriva su facebook, e scriva bene, spesso e volentieri nel pomeriggio (perché la mattina si dorme e la notte o si suona, o si beve, o si guarda il tennis). Capita che molti lo leggano e aspettino i suoi post come qualcuno fa con quelli di Andrea Scanzi, di Gianni Morandi o di Flavia Vento – però i suoi sono più sagaci, più incazzati, più surreali, più atroci dei tre comparati. Capita che una buona causa vada sostenuta: un progetto di sostegno ed equipaggiamento di scuole comunitarie in Chiapas (a cui i diritti d’autore di questo libro sono interamente devoluti). Uno più uno più uno, tre.

Il libro si articola in due sezioni: gli “shottini” e i “long drinks”, ovvero gli interventi brevissimi spesso già pubblicati sui social e le pagine di più lungo respiro, i racconti veri e propri, spesso in forma dialogica, spesso veri e propri atti unici. Viene la voglia di metterli in scena, spero non solo a me. Li bevi in un attimo, sia i primi che i secondi. Non c’è pagina in cui non arrivi una risata. A volte amara, più spesso surreale, caciarona, montypythoniana. Ok, non si tratta di un’opera letteraria, si tratta di un puro divertissment, ma che ben vengano divertissment così. Speriamo non si tratti di una botta e via, speriamo almeno in un richiamino.

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