Martedì 25 Novembre – Biagio Antonacci in concerto – Mandela Forum

Biagio-antonacciCon un percorso che sembra studiato a tavolino la nostra Firenze ospita, dopo Emma Marrone, il principe delle shampiste di periferia, l’aitante Biagio Antonacci. Nome da ex direttore della Rai, cognome da carrozziere, l’artista lombardo questa sera andrà sul palco del nostro ex Palasport realizzando la rivincita dei baristi del bagno Mocambo di Donoratico che suonano la chitarra. Atmosfere vibranti, banalità in salsa agrodolce al sapore di CubaLibre fatto con il Pampero Aniversario, momenti struggenti enarranti la vita di coppia (“sul nostro letto, preso e montato, di sabato”), ma soprattutto una masnada di impiegate con contratto al commercio accorreranno scalpitanti per questo evento.
A supporto dell’artista in questione possiamo comunque dichiarare che nessun provento dell’evento sarà destinato in beneficenza e che nessuno tirerà fuori questioni etiche durante l’esibizione di questo signore in camicia bianca alla Briatore. Che poi gli piacerebbe a Antonacci essere Iglesias, ma ce lo vedete Iglesias a cantare “La vacanza in Salento”?
Essere gigolò per anziane contesse e non saperlo.

Mercoledì 26 Novembre – Il cappello di paglia di Firenze – Teatro di Cestello

cappello_pagliaIl Teatro del Cestello riesce in questa serata di mercoledì a spuntarla nei confronti del Teatro Cantiere Florida ed ottiene un’avanguardia del palcoscenico: “Il cappello di paglia di Firenze”.
Un’opera di Nino Rota, del 1945, che ci descrive quasi in maniera metafisica il rapporto fra un’oggetto che si pone non più come complemento ma come protagonista politico della scena. Il cappello, oggetto pertinente alla testa, organo preposto per il pensiero del protagonista, dialoga con un materiale, la paglia, quasi ad assumere un dualismo fra carne e natura. L’urgenza dell’artista era quella di creare dei sillogismi dove lo spettatore riesce a prendere parte, contestualizzando anche il luogo dove si svolge la scena, Firenze, riuscendo ad interporsi quasi come quarta parete.
Quello che sono i linguaggi del teatro di Nino Rota rendono quindi espressivi gli interpreti quanto il pubblico, che riconosce come segno e prima conseguenza della comunicazione l’alter fra il cappello, Firenze, la paglia, la poltrona e Nino Rota. Comunicazione portata ai massimi livelli di avanguardia, come queste dieci righe che non significano praticamente niente ma che fanno la sua figura.

Giovedì 27 Novembre – Concerto contro le mafie – Auditorium Flog

mafiaOgni 10 anni bisogna fare il richiamo dell’antitetanica. Ogni anno ad ottobre si occupano le scuole. Ogni 4 anni si giocano i mondiali di calcio. Signori, qua dobbiamo trovarci coesi ogni tanto, per gridare un bel “contro”. Quale miglior motivo per urlare un “NO”, se non le “mafie”? Quelle italiane, ci mancherebbe, che su questo siamo totalmente patriottici. E allora, come i mitici giovedì della Flog degli anni 90, riappare sovente un bel raduno con band su band: una serata all’insegna del bottiglione con cui applaudire, oltre alla Bandabardò, (capostipite assieme ai “Modena” del genere sandalato), 465 band dal nome mai sentito ma dai contenuti tosti e caparbi.
Sponsorizziamo l’evento, in quanto fucina di giovani leve e cervelli da esportazione, ma soprattutto in quanto scappatoia di noi trentenni annoiati verso un mondo che abbiamo toccato anni fa, quando c’era ancora Berlusconi ma soprattutto quando pensavamo che Massimo D’Alema avrebbe in qualche modo realizzato la rivoluzione socialdemocratica sul modello del Cile di Salvator Allende. Roba da scriverci perlomeno 140 tesi di laurea.

Venerdì 28 Novembre – Subsonica in concerto – Mandela Forum vs. “OOOOOOO” – Teatro Cantiere Florida.

ooooEvento cardine della nostra settimana, situazione schizofrenica. Non potete dividervi, dovete scegliere.
Opzione n.1: Subsonica in Concerto. Descrizione: una band di quarantenni con il cantante che indossa il cappellino dall’età di nove anni perché ha paura a farsi vedere calvo e con il tastierista, sposato con una strafiga (signorine ex fan, i vostri idoli si mettono con le modelle, mica con le professoresse) che fa il giovane suonando una tastiera con una molla di un ammortizzatore della Brembo, roba che l’avessero visto i Kraftwerk l’avrebbero fatto internare. Una band che canta canzoni di cui nessuno ha mai capito il significato, perse in un’orgia di avverbi e preposizioni tali che Vasco Brondi appare un poeta ermetista. Una band storica, di quando eravamo giovani e ci vestivamo con la felpa (non tutti, i fan dei Marlene Kunz con il cappotto nero). Preparatevi a “zompare”.

Opzione n.2: “OOOOOOO”. Tranquilli, sono delle “O”, non degli zeri. Nonostante siano 7 non sono quelli che ci perdiamo a contare quando leggiamo il nostro IBAN . Lo spettacolo che potrete andare a degustare stasera al mitico Cantiere Teatro Florida (mi permettano per stasera l’inversione, sottile), riprende dal mitico live “Alè-oò” di Claudio Baglioni le tematiche di urlo modulato, trasformando in musica pura la performance di una compagnia di teatranti bene attestati sulla modulazione vocale più comune, il bercio. Il bercio diventa quindi urlo di liberazione e fantasia, come in Fantozzi, quando l’urlo del ragioniere colpito da Filini con una martellata, si libera di notte in un campeggio dormiente. Non a caso l’autore parla di questa esibizione dicendo “Agli interpreti è chiesto di articolare verbalmente e fisicamente memorie ed esperienze d’intimità ferita”. Più ferita di un dito stiacciato, non credo ce ne sia.
Se poi non capite, signori, mi dispiace. Fatevi crescere la barba, fatevi perlomeno un anno di esperienza a Copenaghen e disprezzate i film doppiati. Al vostro ritorno, l’urlo di questa compagnia diventerà più forte del richiamo delle sirene di Ulisse.

Sabato 29 Novembre – PFM in concerto- Obihall

pfmDopo “Il sabato del villaggio”, leopardiano e tanto moderno, a Firenze approda “Il sabato degli anziani”. Il concerto della Premiata Forneria Marconi, la band brava per antonomasia. La band che ti sbattevano davanti i tuoi amici alle superiori quando facevano paragoni astrusi sul sapere o meno suonare. La band che dava un tono, i cui nomi ancora appaiono intoccabili.
Questo complesso è stato storico ed importantissimo per la musica italiana, ci mancherebbe. Ma è rimasto un simbolo che, indissolubile, ha contribuito e contribuisce ancora, al proliferarsi del senso del punk e della ribellione. In sostanza, come Mario Capanna, Gianni Minà e Sandro Curzi sono riusciti nel generare una effetto-molla per cui sono nati i paninari, la PFM è riuscita a mantenere vivo il “vaffanculo” di chi pur non sapendo suonare bene uno strumento ha provato a farlo. Ma mica per colpa degli splendidi musicisti, per colpa della pomposità con cui sono stati eletti a band di culto da una generazione.
Golfino a collo alto e biglietti alla mano.