Il 2015 comincia con due assi nella manica.

Il nuovo Tim Burton, BIG EYES più che il capolavoro esaltato da alcuni quale punto di arrivo della poetica burtoniana, ci sembra piuttosto un punto di partenza, un deciso cambio di passo nella sua carriera, il film più sofferto e verrebbe da dire “adulto” di un regista da sempre vicino ai cupi turbamenti adolescenziali dell’anima. Un metafilm sull’arte, quale era uno dei suoi capolavori – Ed Wood -, scritto non a caso dagli sceneggiatori di quel film. E sul rapporto tra arte ed amore (e non è un caso che il film esca dopo la fine dell’unione con la Bonham Carter). Forse non incisivo e devastante come il Kitano di Achille e la Tartaruga, il film è insolitamente misurato di fronte al kitsch di quei dipinti con gli occhioni, più malinconico che divertente nonostante la verve di Waltz e della Adams. Però la voglia di cambiare c’è (e speriamo a questo punto di non essere smentiti da un cacatone tipo Alice).

Va visto, ovviamente e ve lo consigliamo ma è difficile parlarne. AMERICAN SNIPER di Eastwood è sicuramente un film importante, un film “maggiore” rispetto all’intimismo di Hereafter (che era in ogni caso un capolavoro alla Frank Capra ingiustamente sottovalutato) e dei discreti biopic J.Edgar e Jersey Boys. E’ anche, al solito o forse più del solito, un film ineccepibile sul piano tecnico (a parte un paio di marocchinate inaspettatamente giovanilistiche), teso e al solito raccontato benissimo. Ma è pure un film ambiguo, patriottico, culturalmente distante dalla nostra visione del mondo. Più vicino alle certezze di Flags of Our Fathers (non a caso doveva girarlo Spielberg) che ai dubbi di Letters from Iwo Jima, via. Costruito com’è attorno al protagonista e produttore Bradley Cooper – attore generalmente mediocre, qui ben diretto – nei panni del cecchino ed eroe americano in Iraq Chris Kyle, rimane difficile mantenere la giusta distanza emotiva per godersi lo stile.

Certo insomma è più difficile mantenere la giusta distanza emotiva di fronte a un Siani che cerca di rifare malamente il Troisi di Le vie del Signore sono finite in SI ACCETTANO MIRACOLI. In altri tempi Siani, autentico miracolato, avrebbe potuto al massimo ambire a interpretare il cugino di secondo grado di Mario Merola in qualche sceneggiata firmata Alfonso Brescia.

Non abbiamo ancora parlato di PADDINGTON, uscito la scorsa settimana. Ovvero la risposta aggraziata e molto british all’orsetto sboccato e americanissimo di Ted. Insieme a Big Hero 6 rimane il prodotto migliore per un pomeriggio di festa in famiglia.

Anche perché l’alternativa è IL POSTINO PAT doppiato da Max Tortora. Che non è solo brutto come animazione e scialbo come storia, ma come il film di Eastwood si presenta come un oggetto filmico difficile da interpretare per un italiano: la storia di questo postino efficiente in un sistema postale (Royal Mail) che è l’orgoglio di una nazione è culturalmente distante dalla nostra visione del mondo.