Dio))) Drone” è un’importante etichetta fiorentina dal nome fighissimo e blasfemo, vitale per la sopravvivenza e la diffusione in zona di musica underground sperimentale, estrema, all’avanguardia e soprattutto alternativa rispetto a quella proposta spesso dai club di zona, pieni zeppi come sono di indie rock. Un genere assai fortunato, certo, nella sua denominazione vuota di senso e nel suo essere farmaco generico della musica: “Vuole uno stile particolare o le va bene il generico?”; io stasera rispondo proprio come il vecchietto in farmacia, che vuole a tutti i costi il farmaco originale, che l’altro magari non gli funziona, con la paura di trascinarsi la stitichezza per un’altra settimana. Voglio uno stile particolare, voglio andare là dove si crea, non dove si espone semplicemente, in luoghi dove la gente non capita per sbaglio, ma per passione. Ci pensa proprio “Dio))) Drone” ad organizzare il “Tear Down These Walls“, una due giorni ricca di spunti in diverse direzioni sonore.

L’appello su Facebook era di Non Fare I Fiorentini e presentarsi sul posto ad un’ora decente, quindi io ed il mio socio Filippo (vero nome Necro), seppur con una nottata in bianco alle spalle, ci presentiamo al Csa Next Emerson all’ora giusta. Me ne esco con un orgoglioso “Beh, noi non siamo fiorentini!” che per tutta risposta ottiene sguardi in cagnesco e silenzi che affondano in rivalità medioevali. Per fortuna c’è il buon Naresh, l’organizzatore della serata, ad accoglierci nel centro sociale. Il Next Emerson è un posto fighissimo; al contrario di quanto possa pensare Cesara Buonamici, in questo centro sociale autogestito non ci sono persone che si lanciano sanpietrini o falci e martelli, confezionano bombe moltov o cucinano bambini perché crudi fanno schifo. Ci sono cose molto interessanti invece, tipo graffiti ovunque, statue improbabili fatte con materiali di recupero, forni a legna (sempre per i bambini), sedie da ufficio sfasciate, impianti stereo sfasciati, manifesti politici e cazzi realistici disegnati sulle lavagne. Soprattutto c’è un clima di partecipazione che promette bene, infatti l’affluenza è già alta.

Black Lagoon 3
Black Lagoon

Ci stipiamo nella saletta preparata per ospitare i concerti, naturalmente buia e senza palco, dove Black Lagoon, one man band da Vicenza, inizia il proprio set elettronico. Un moderno fauno allucinato, indaffarato fra potenziometri, tastiere e chitarre, che trascina tutti in un vortice onirico; in poche parole manda tutti in banana. Veramente eccezionale e perfetto come intro alla serata. Sono qui per i Nudist, devo ammettere di non conoscere il resto della line up, ma le cose si stanno già mettendo bene.

Daeva 1
Daeva

Continuano ad arrivare persone, i Daeva sono pronti a rivelarsi al sottoscritto. Una band di zona molto interessante, un trio minimale e devastante, che propone uno stile punk noise mischiato ad un gusto dark anni ’90 davvero intrigante. Il suono del basso è un treno in corsa che non ha intenzione di fermarsi nel caso ci fosse qualcuno sui binari. Quelli siamo noi, e ci facciamo travolgere volentieri. Prima però una domanda alla bassista in questione, perché le ragazze suonano sempre il basso? Questione di dimensioni? Rispondono sempre di no. Misteri che neanche Adam Kadmon saprebbe svelare. Ad un certo punto dal pubblico spunta l’Onorevole Paola Taverna (mi pare) che urla al cantante: “Aho dacce la bbamba!” non sapendo che nei centri sociali sono ammesse solo sigarette e droghe leggere, essendo essi avanti di anni rispetto alle recenti leggi sui farmaci targate Regione Toscana. Comunque durante il cambio palco, avendo trovato in tasca la stagnola di una gomma da masticare Brooklyn, ne faccio un pacchettino e l’abbandono su un tavolo, che magari mi riesce lo scherzetto alla Taverna.

Hartal 3
Hartal

Sono molto curioso di sentire gli Hartal! (ex Afraid), veneti anch’essi, che allestiscono la sala con qualche migliaio di strumenti. Il posto è colmo ormai, la legge Sirchia inzierebbe a far comodo, ma l’ambiente fumoso ci sta tutto. Gli Hartal! stravolgono ancora le carte in tavola della serata col loro ambient psichedelico creato da un mix di elettronica, strumenti classici e voci in screaming. Io ed altri ci ritroviamo in mano alcune percussioni che il cantante ci lancia durante l’esecuzione di un pezzo; la band ed il pubblico diventano tutt’uno. Il climax ricreato con la sovrapposizione continua degli strumenti coinvolge tutti i presenti e questa band mi lascia davvero a bocca aperta. Come avevano fatto a sfuggirmi fino ad ora?

Nudist 1
Nudist 1

Sono passate le una e siamo all’ultimo cambio prima dei Nudist, finalmente. Intanto un amico si avvicina e mi racconta di una rissa di qualche giorno prima: altro che I Bellissimi su Rete4; poi mi studio la distro di Dio))) Drone sulla quale campeggia un cartello dal titolo “Shhhcopare”, ma scorrendolo, subito sotto la lista dei CD in vendita e la scritta “Adesivi gratis” leggo un perentorio quanto giustissimo “No Hugs!”. Proprio mentre sto per comprarmi la spilla con la scritta “L’Anno Dell’Odio” ecco che i Nudist avviano a suonare. Già li conosco, li ho visti quest’estate di spalla ai Red Fang (non ad una suor Cristina qualunque) e non vedo l’ora di riascoltarmeli live, con l’aggiunta dei pezzi del nuovo album ‘See The Light Beyond The Spiral’. Chitarra, basso e due batterie: una potenza di fuoco sludge/post metal che pone questa band di zona fra le migliori in Italia. Volumi assurdi, sound massiccio fra l’abbestia ed il livello Mostro Di Firenze, proprio come piace a me. Anche l’energia ed il tasso alcolico si impennano, il cantante si becca qualche sigaretta fumatagli in piena faccia, ma qui vale tutto. I Nudist spaccano davvero tanto, mi dimostrano ancora di essere una band di assoluto livello internazionale, ma come mi ha confessato poco fa il Kappa, uno dei batteristi, amano più di tutto suonare in queste situazioni molto calde ed underground. Come dar loro torto?

La serata si conclude alle due e mezza, me ne vado con le orecchie in panne, sicuro di aver assistito al miglior concerto che il 2015 mi ha offerto finora, e per soli tre euro! Una serata varia, dove le costanti sono state la qualità e l’atmosfera. Mi spiace solo che non potrò assistere alla serata dell’indomani. Uscendo vedo la stagnola che avevo lasciato sul tavolo, è stata aperta, l’Onorevole Taverna c’è cascata in pieno.

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