Non esce a Prato quello che sarebbe stato il film della settimana – ormai è un refrain, sì.
UN PICCIONE SEDUTO SU UN RAMO RIFLETTE SULL’ESISTENZA dello svedese Roy Andersson, premiato a Venezia è l’ultimo tassello, tra i più completi, di una filmografia sospesa tra teatro dell’assurdo, grottesco nerissimo alla Ciprì e Maresco e la glacialità nordica di Bergman e Kaurismaki. Ne riparleremo, si spera.

Se come noi non sopportate più Johnny Depp evitate come la peste MORTDECAI, commedia poliziesca tratta dal romanzo “The Great Mortdecai Moustache Mystery”, primo di una serie di libri culto di Kyril Bonfiglioli (ha un bel nome sì). Di base il film è un ricchissimo (produttivamente parlando) sotto-Wes Anderson pieno di personaggi leziosamente buffi, attori strapagati e trovate naif non sempre divertenti, ma il tutto è reso semplicemente insopportabile da un Johnny Depp perennemente uguale a se stesso.

Parentesi Gossip: certo sì, è vero, Johnny ha il grande merito di trombare Amber Heard, probabilmente la più bona tra le new entry di Hollywood, la perfezione fatta donna, nonostante sia notorio che puzzi come una capra bagnata e si trucchi come una teenager fan di Violetta. Chiusa parentesi Gossip.

Ma è dal ’98 (Paura e delirio a Las Vegas) – ’99 (Sleepy Hollow) che Johnny Depp alterna, perennemente in overacting, la faccia del fattone con la bocca larga e gli occhi sgranati a quella imbronciata con la bocca a forma di culo e gli occhi sgranati. E a volte, come in questo caso, le alterna nello stesso film. Con i baffi da hipster. No, grazie.

NOI E LA GIULIA, nuovo film di Edoardo Leo come regista è uno Smetto quando voglio in formato Lucisano. Ovvero meno punk, meno breaking bad, più post-commedia all’italiana, meno acido, più sole, casolari e quant’è bella l’Italia. Non vi fate ingannare dalla Giulia vecchio tipo o dalla presenza della Camorra, perché i tempi di Di Leo sono lontanissimi, pure quelli del connubio commedia-mala dei tardi Settanta e la “Di” di differenza nel cognome pesa. Il mix, sebbene non disdicevole, non si solleva troppo dal mare magnum del Cinema Carino Italiano.

Non male il melodrammone tedesco IL SEGRETO DEL SUO VOLTO, con echi addirittura fassbinderiani e hitchcockiani. Certo stilisticamente siamo sempre dalle parti dell’eurocinema festivaliero, ma qualche guizzo di cinema in questa storia intima e noir che riecheggia la ricostruzione di un popolo dopo la sconfitta del nazismo c’è.

LA PIRAMIDE è un horrorazzo ambientato nelle catacombe di una piramide, scoperta da un gruppo di archeologi parecchio bellocci.

IL SETTIMO FIGLIO non è la storia di una famiglia ipercattolica, come quella finita sul palco di Sanremo, ma un fantasy, una sorta di Harry Potter per adolescenti, con un bamboccio selezionato come cacciatore di streghe da un Maestro che ha la faccia di un Jeff Bridges travestito da Gandalf. C’è anche Julianne Moore in versione emo-dark-milf. Robuccia.