Settimana intensa per i cinefili. Torna in sala BOYHOOD, di cui abbiamo già parlato, tra i film migliori dell’anno passato, perché in Italia la bellezza va presa a pillole, tanto non ci siamo più abituati.

Ma questa settimana si gode perché i film della settimana sono ben tre. Boyhood appunto e poi Blackhat e Foxcatcher – tutti titoli inglesi, tutti titoli composti sulla cui casualità un critico a caso del Manifesto potrebbe masturbarsi intellettualmente.

Esce insomma, miracolosamente, anche a Prato il nuovo Michael Mann, BLACKHAT. Diciamo miracolosamente perché in Italia è uscito in un numero di copie che di solito si riserva a film di animazione di serie Z tipo Piccolo Coniglio Tippy (ce lo siamo inventati, sì). Comunque.
Diciamo subito che Mann torna, dopo il mezzo palso falso di Nemico Pubblico, ai livelli del dittico digitale Miami Vice e Collateral, cioè a raccontare quella metropoli notturna e crepuscolare che è il suo marchio di fabbrica dai tempi di Thief. Il flop incredibile in patria è da attribuire essenzialmente a una trama di cui ci frega poco – si parla di hacking – e al protagonista, Chris Hemsworth, anche conosciuto come Thor, monolitico e monoespressivo. Ma, per noi illuminati europei che non ci fermiamo alla superficie, è veramente un piacere per gli occhi questa odissea melvilliana di poche parole e mille luci, tra Hong Kong e gli Stati Uniti.

FOXCATCHER è il nuovo film di Benneth Miller, sconosciuto ai più, ma che ha già diretto Truman Capote e soprattutto Moneyball, ottimo film scritto da Sorkin (quello di Newsroom e The Social Network), capace di farci appassionare ad una cosa aliena come il baseball. Garanzia di solidità insomma. Questa volta si parla di lotta libera ed è più facile gasarsi. E’, più di Birdman, più del pur ottimo Whiplash, più delle paraculate de La teoria del tutto e Imitation Game, il film che avrebbe dovuto dominare agli Oscar. Perché è una storia che ha una sua epicità – conditio sine qua non per vincere – ma una profondità psicologica e una coerenza interna che Inarritu non ha mai conosciuto. Perché Steve Carell, Mark Ruffalo e Channing Tatum, i tre protagonisti sono in stato di grazia. Specie Carell, che si mangia da solo Keaton e quell’imitatore di dubbio gusto di Stephen Hawking nei panni del magnate multimilionario Dupont. Non perdetelo.

Con un po’ di imbarazzo passiamo al primo italiano (poerannoi). Remake di un film brasiliano girato nella solita Napoli cartolinesca lontana dalle fiction di Sky, ennesimo capitolo di quella post-post commedia all’italiana sempre ottimista fin dal titolo capace di seppellire non diciamo la cupezza dei Monicelli e Scola, ma anche i residui malinconici di un Verdone, MA CHE BELLA SORPRESA è l’ennesimo film di Genovesi, a pochi mesi dall’allucinato flop Soap Opera. Qui c’è Bisio che ha una fidanzata bonissima, ma soprattutto immaginaria. Cast assortito con la solita, brava Lodovini, la Vanoni post botulino, un redivivo Pozzetto e Matano che i più giovani conoscono per le scorregge su Youtube. Televisivo, ma più consapevole rispetto al grado zero rappresentato da Miniero e il quasi omonimo Genovese.

A distanza di una settimana (Focus) esce un altro film con la topona bionda Margot Robbie, SUITE FRANCESE, appartenente alla categoria “Film Tratti da Bestseller”, “Storie d’amore sullo sfondo del nazismo”, “Film al femminile” (oltre alla topona di cui sopra c’è la sempre più brava Williams e la immancabile, ormai insopportabile Kristin Scott Thomas). Calligrafico

Non abbiamo ancora visto CENERENTOLA di Kenneth Branagh, quindi non abbiamo modo di dirvi se Branagh inietterà un po’ della sua celebre pesantezza anche in questa favola targata Disney come aveva già fatto con i supereroi (il pallosissimo Thor) o se si spingerà oltre il cattivo gusto infantile come il Burton di Alice (c’è anche la ormai ex signora Burton Bonham Carter). Ma è il film che tutte le ragazzine vorranno vedere quindi dominerà al botteghino.