Non arriva a Prato il film della settimana WHITE DOG. Che non è il remake di un filmone dimenticato di Fuller, ma uno di quei film che ci piacerebbe veder girare ai nostri registi emergenti, visionario apologo tra orrore romeriano e randagismo, rigore da festival e libertà creativa, premiato a Cannes.

L’altro film d’autore IL PADRE di Fatih Akin (La sposa turca, Soul Kitchen) è invece l’altra faccia, più blanda e manierista, dei film da festival. Argomento importante (il genocidio armeno), film ben recitato ma prolisso e poco originale.

Voglia di svincolarsi dalla commedia italiana contemporanea per SE DIO VUOLE. E infatti il titolo è blu su sfondo bianco e non rosso su sfondo bianco, come De Laurentis insegna. Lo sceneggiatore Falcone (Nessuno mi può giudicare) esordisce alla regia riproponendo la coppia collaudata Giallini-Gassman. Per metà il film diverte pure (l’ateo Giallini non cede all’idea di avere un figlio prete), poi il tutto prende la solita piega neodemocristiana pronta per il prime time di Canale 5.

Meglio UNO, ANZI DUE, del noto cabarettista Battista (chi cazzo è?). Commedia onesta, popolare, romanesca, di pancia, mediamente più strutturata del solito. Robetta, ma ha almeno il pregio di recuperare una serie di caratteristi brutti sporchi e cattivi in sostituzione delle solite comparse imposte dai management del giro di Maria de Filippi.

Bloomkamp è uno specialista del cinema di fantascienza. Impostosi col bel film a basso costo District 9 ha poi continuato col meno originale Elysium e sarà al comando del prossimo Alien. Intanto tappa obbligatoria sul tema dell’intelligenza artificiale. HUMANANDROID, via di mezzo tra Robocop e Corto Circuito. Non l’abbiamo ancora visto, ne parlano tiepidamente. Pare che comunque il robot sia pucciosissimo.