La medietà, sorelle e fratelli, è un’eterna salvezza. Ti ancòra a terra. Come il topo.
Tony Pagoda

Rieccolo, il brand sorrentino pronto a spopolare in tutto il mondo. YOUTH – LA GIOVINEZZA è una specie di The Best of (o per chi scrive un The Worst of) Sorrentino. Se La Grande Bellezza conteneva almeno delle asperità, dei vivi contrasti dovuti alla vicinanza con le questioni italiane che Sorrentino ha dimostrato in altre occasioni di saper conoscere bene (Il Divo), Youth ripiomba nei non luoghi astratti e metafisici di quella prova generale – sbagliatissima – che era This Must be The Place, alleggerendo e banalizzando ulteriormente il tutto per le platee di tutto il mondo. Operazione commercialmente rispettabile, lontanissima dal coraggio di Garrone, ma artisticamente disastrosa.

Ricordate l’hotel de Le Conseguenze dell’Amore? Ricordate quei personaggi secondari di cui non ci fregava un cazzo che popolavano le stanze non abitate da Servillo? Ecco, nel film c’è un hotel che ne è pieno. E ci sono i videoclip dell’Amico di Famiglia e gli stessi imbarazzi del film con Sean Penn. E una compilation di musica cool random (ci sono anche i Godspeed You Black Emperor a segnare l’ingresso di quella Venere rumena che è la Ghenea).

E se nella prima parte sembra aleggiare un’ironia salvifica, quasi wesandersoniana, che finalmente immobilizza la “strana coppia” Caine – Keytel in quadri statici, nel Gran Hotel di Sorrentino a un certo punto riparte il PIPPONE, nella sua forma più tronfia, pesante, perennemente mobile, insostenibile. Come nel finale improponibile della Grande Bellezza si torna lì: ai primi amori qui dimenticati (e sticazzi), alla vecchiaia, al buttiamoce un altro po’ di roba dentro tanto poi ce giriamo intorno coi dolly e gli attoroni (Caine e Fonda su tutti, meravigliosi nonostante tutto). Senza l’angoscia che Roma si portava dietro. In un’atmosfera onirica manierista e ovviamente postfelliniana.

Ma Youth è anche altro, un altro più pericoloso e programmatico, che fortifica i segnali già insiti nel film precedente e segna la distanza incolmabile dai modelli. E’ una sorta di rivendicazione “anti-intellettuale” (refrain ripetuto continuamente nel film: “Io non voglio diventare un intellettuale”), di matrice postberlusconiana, vicina come approccio, pur con le dovute distanze (Sorrentino è tecnicamente preparatissimo), alle pratiche dei Fabio Volo e degli Allevi. E riecco la superiorità delle Emozioni, come se queste non fossero qualcosa che ha a che fare col nostro intelletto.

E lasciando perdere le interviste in cui Sorrentino ribadisce continuamente “Per me i film sono occasione di conoscenza, visto che non ho fatto l’università” come quelli che scrivono su facebook “Ho studiato all’Università della Vita”, mentre Fellini, pure lui non laureato (rifiutò, al contrario di Sorrentino e di Fabio Volo la “laurea ad honorem”), si circondava dei migliori intellettuali romani per scrivere i film, come TUTTI i grandi del passato (vogliamo parlare di Monicelli?) Sorrentino balla da solo. Questa volta il copione è tutto suo, senza Contarello (che poi insomma già di per sé non è che fosse Flaiano, eh).

E quello che viene fuori è esattamente e programmaticamente – come scrive il solitamente moderato Bruno Fornara di Cineforum – un “raccoglitore di <<meraviglie>> per gonzi e di sublimi banalità per mediamente colti”.
Ecco, la chiave è tutta nella medietà.
Per lo spettatore medio (da intendersi in un senso negativo, pasoliniano, di chi si accontenta della medietà) è una duplice occasione:
– sentirsi intelligente di fronte a un cinema che è apparentemente libero (personaggi simbolici, iconici come Miss Universo c’erano nel cinema più libero del mondo, quello degli anni 70 dei Makavejev o dei Brass), in realtà senza scampo, didascalico, tutto chiarissimo e nitido, spiegato a caratteri cubitali;
– gridare la propria rabbia frustrata nei confronti degli intellettuali e dei critici che, anti-italiani e invidiosi, non riescono a percepire le Emozioni che Sorrentino ci propina.

Ora un po’ di frasi random dal film:
“Nessuno al mondo si sente all’altezza”
“Le monarchie fanno sempre tenerezza, perché sono vulnerabili”
“La leggerezza e’ un’irresistibile tentazione. È una perversione”
“Il futuro, anche se breve, è la più grande prospettiva di libertà”
“Tu hai detto che le emozioni sono sopravvalutate; ma le emozioni sono tutto quello che abbiamo”
“Al mondo ci sono o le brutte persone o le belle persone. In mezzo ci sono solo i carini”

Cazzo seriamente, ma di cosa stiamo parlando?