“Io non glielo avrei fatto fare”: sono le parole del direttore del Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci ai microfoni di Controradio stamattina. Fabio Cavallucci, intervistato da Domenico Guarino, commenta l’operazione “Occhi di Prato”, commissionata a Clet dai Lions e il Comune di Prato, specie sull’installazione davanti all’opera di Moore.

“Intervenire su un’opera di un altro artista non è a priori da combattere – commenta Cavallucci – pensiamo alla Monnalisa coi baffi di Duchamp. Qui si tratta piuttosto di una riflessione sulla qualità dell’intervento: mentre nell’opera di Duchamp si voleva sottolineare alcune questioni legate alla figura maschile e femminile, interpretazioni di carattere alchémico e psicanalitico, l’intervento di Clet è una banale presa in giro, banale ironia, come si trova in qualsiasi bagni pubblici delle stazioni”.

Ascolta l’intervento completo a Controradio.

2 Commenti

  1. Che sia l’installazione meno riuscita delle sette può essere, in quanto il confronto con un’altro artista è ardito. Ma va detto che nel punto dove sorge la scultura di Moore stava l’antica Porta Fiorentina: spezzare il tracciato che Clet ha voluto tessere sarebbe stato sicuramente peggio, in quanto autocensura (la peggior malattia che può colpire un artista!).
    Senza voler sottointendere nessun paragone, aggiungo che l’ironia era un’arma utilizzata ANCHE da Duchamp; tempi diversi e qualità diverse, ma, a mio parere, equalmente dignitose.

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