Due i film della settimana: Jurassic World e Wolf Creek 2.

Mettete a palla gli Ace of Base: sono tornati gli anni 90. Ancora prima che Brizzi ne faccia un film con gli adolescenti, la nostalgia per il decennio grunge giunge sotto forma di dinosauro, ricordandoci gli scossoni provati, da adolescenti, durante la scena dei raptor in cucina, nella speranza di trombare la compagna di classe permanentata con la camicia di flanella che vi stringeva il braccio.
Sorta di reboot del capolavoro di Spielberg, JURASSIC WORLD ignora di fatto sia quello che i sequel (tutt’altro che malvagi, anche il tanto bistattrato terzo capitolo) per rifondare la saga nell’unico modo possibile: all’insegna del divertimento puro.
Anche se gli effetti speciali funzionano sorprendentemente meno rispetto al primo Jurassic Park, questo nuovo capitolo è uno spettacolo per famiglie onesto, fracassone, con poco sangue, ma ottime facce e ottime trovate (l’addestramento dei velociraptor).

Se poi volete riprovare gli scossoni di una volta – e un sano senso di disagio che solo l’horror vero può dare – allora il film che fa per voi è WOLF CREEK 2, secondo capitolo di una saga su un pazzo maniaco assassino nel deserto australiano. Presentato a Cannes un paio di anni fa, adorato da Tarantino e dalla critica più attenta, è un tour de force coi controcazzi, girato benissimo, grottesco e folle. Raccomandato agli amanti del genere.

Certo è orrore vero anche LE BADANTI. Incomprensibile come un film del genere sia stato prodotto, con l’Italia in crisi e i pochi soldi che girano, ancora più incomprensibile come sia finito in sala. Inconcepibile pure in un’ottica di recupero trash stracultistico, naif nel senso più idiota del termine, va ricordato solo per il ritorno di Anna Jimskaya, già culo, ehm volto di uno degli ultimi Brass, Monamour. E in ogni caso anche a fini onanistici è meglio se recuperate quello.

LA VITA OSCENA è il ritorno di De Maria dopo il deludente, rispetto alle premesse, La prima linea. Da un romanzo di Aldo Nove, con una Ferrari passata ormai da ragazza acqua e sapore di mare a milfona dark lady per autori coraggiosi. E c’è del coraggio pure in questo nuovo film, ipercinetico, pop, debordante, con una grande prova d’attore del protagonista Clément Métayer, già visto nello splendido Qualcosa nell’aria di Assayas. Certo non tutto è riuscito, ma si esce almeno dal solito schema di commedia paratelevisiva.

Non malissimo anche THE SALVATION, western postmoderno. Va visto a prescindere perché c’è Eva Green (qui letteralmente senza la lingua). Certo, troppi clichè, ma vabbè almeno si spara.