Sono stati 189 i paesi aderenti alla manifestazione, i cui partecipanti dovevano vestirsi con indumenti rossi e neri.

Secondo l’ OMS con il termine violenza si intende: “L’uso intenzionale della forza o del potere minacciato o reale […] da cui hanno un’alta possibilità di conseguire lesioni, morte, danni psicologici, maldevelopment o deprivazioni”.

Questo è quanto si può leggere in una delle tante brochure distribuite dal Centro Antiviolenza La Nara di Prato. Perché le forme di violenza sono tante, prima e oltre quella fisica e sessuale: da quella psicologica al maltrattamento economico, allo stalking, al mobbing. E La Nara offre gratuitamente alle donne soggette a queste forme di violenza assistenza e servizi, per riuscire a riconoscerle e ad uscirne.

Nata nel 1997 nell’ambito della Cooperativa sociale Alice Onlus, è stata proprio la volontà di donne militanti nel collettivo femminista di Prato, guidato da Nara Marconi negli anni ’70, a far nascere il Centro. Quello che era un progetto ha potuto concretizzarsi grazie alla legge 66/96 Norme contro la violenza sessuale, varata il 15 febbraio 1996 e con la quale la Regione ha stanziato fondi per la nascita dei centri antiviolenza in Toscana. Il Centro La Nara aderisce inoltre al Coordinamento Nazionale D.i.Re e al Coordinamento Regionale dei Centri Antiviolenza TOSCA.

Dal 2012, con il progetto ministeriale “Percorsi di libertà” è stata rafforzata la rete di scambio de La Nara istituendo i centri di ascolto di Vaiano, Montemurlo (aperto ogni giovedì mattina al Centro Giovani in piazza Don Milani) e Carmignano (aperto al mattino il secondo e il quarto mercoledì del mese; mentre a gennaio ripartirà anche lo sportello di Poggio a Caiano).

Parte del progetto è stata anche la creazione di una pagina Facebook per riuscire a raggiungere le giovanissime. Non bisogna dimenticare infatti che spesso i giovani e i minori sono figli di donne abusate e testimoni, vittime di violenza a loro volta. Si tratta di un dato importante, perché secondo dati ISTAT riguardanti la violenza sulle donne: ” Se un uomo è stato testimone di violenza nella propria famiglia di origine è più probabile che sia violento con la sua compagna (il 30% contro il 6%). Se una donna è stata testimone di violenza nella propria famiglia di origine è più probabile che subisca violenze dal partner (il 21% contro il 6%)”.

Diverse sono quindi anche le campagne di sensibilizzazione che La Nara svolge nelle scuole del territorio, a cui è seguita nel 2013 la realizzazione del libretto Ipazia e i diritti delle donne, con il contributo del Comune di Montemurlo.

Ma chi sono queste donne?
I dati forniti dal Centro purtroppo mostrano un aumento di casi dal 2011 ad oggi, di violenze subite principalmente all’interno delle mura domestiche dai propri partner, come anche visibile dalla cronaca nazionale: mariti, conviventi, fidanzati, ex e parenti. Si tratta soprattutto di donne dai 30 ai 49 anni, diplomate, con un aumento nell’ultimo anno delle casalinghe, rispetto al passato.

Insieme ai casi gravi, dal 2013 c’è stato anche un aumento del numero di straniere, donne che hanno trovato accoglienza nelle Case Rifugio messe a disposizione dal Centro. Infatti al numero telefonico unico “Antiviolenza Donna” (1522) è possibile ricevere ascolto, assistenza e informazioni utili in diverse lingue oltre l’italiano: inglese, francese, russo, spagnolo e arabo. Questo numero ministeriale è direttamente collegato con il Centro La Nara che ha a sua volta una propria linea telefonica attraverso la quale si può fissare un primo appuntamento orientativo (057434472).

Dopo tre primi colloqui volti alla valutazione della pericolosità, si passa ad un programma di riabilitazione che prevede assistenza e consulenza legale e psicologica, fino al sostegno in un percorso non solo di uscita dalla violenza ma anche di aiuto nel reinserimento socio-lavorativo.

Purtroppo non sempre trovano seguito le denunce, in maniera direttamente proporzionale al grado di legame fra la vittima e l’aggressore: più è stretto più la donna non procede oltre nell’iter di uscita dalla violenza.

Ma chi sono questi uomini?
Come già ricordava l’onorevole Marianne Eriksonn in una relazione al Parlamento Europeo del 1997: “Gli uomini provengono da tutte le classi sociali e da tutti gli ambienti e appartengono a ogni fascia d’età”. Per le straniere il più delle volte si tratta anche di appartenenza a coppie miste.

Cosa si può fare?
“La violenza contro le donne è un prodotto della loro subordinazione. Misure a breve termine avranno solo misure a breve termine […] È certo comunque che neppure le misure a lungo termine possono avere successo, a meno che non ci sia un cambiamento radicale nelle strutture sociali ed economiche, che mantengono le donne in uno stato di subordinazione sia all’interno del matrimonio che nella società tutta intera”. Questo è quanto veniva stabilito nella risoluzione finale della Conferenza delle Nazioni Unite, svoltasi a Vienna nel 1989 e su questo punto dovremmo riflettere.

I dati dei Centri antiviolenza in Toscana

“I dati delle 28 strutture toscane, tra Centri antiviolenza e Centri/sportelli d’ascolto sulla violenza di genere, hanno confermato i risultati degli scorsi anni – si legge nella nota stampa diffusa dalla Regione sul VII rapporto sulla violenza di genere – seppur con alcune difficoltà legate alla chiusura di alcuni sportelli territoriali, i Centri si confermano punto di forza della rete contro la violenza accogliendo ogni anno oltre 2.500 nuove utenti (2.597 negli ultimi dodici mesi).

Dal 1° luglio 2009 al 30 giugno 2015 il numero totale di donne accolte è pari a 13.461” prosegue la nota. “Donne di ogni classe di età, estrazione sociale e livello culturale (ci sono laureate e donne con al più la licenza media; casalinghe, operaie, impiegate o libere professioniste) per il 70% circa italiane, che si rivolgono ai Centri in cerca di informazioni e sostegno (ascolto, assistenza psicologica, consulenza legale, ma anche richiesta di protezione), per uscire soprattutto da situazioni di maltrattamento domestico”.

La violenza rilevata più frequentemente dai Centri è quella psicologica (81,8%), seguita da quella fisica (63,5%). Le donne straniere sono, in proporzione, più spesso oggetto di violenza fisica ed economica, mentre il mobbing e lo stalking sono diffuse soprattutto tra le italiane. E’ il partner (61%) il principale artefice della violenza, in modo particolare per le donne straniere (74,4%); solo nell’1,5% dei casi l’aggressore è uno sconosciuto. A tale proposito è da rilevare che la propensione alla denuncia (ha sporto denuncia poco più di una donna su quattro) è inversamente proporzionale alla “vicinanza” in termini di legame intimo-affettivo tra vittima e aggressore, variabile che condiziona l’atteggiamento delle donne ancor più della gravità fisica dell’atto.

I dati di Consultori e Codici Rosa e Femminicidio

“Le informazioni fornite dai Consultori e dai Codici Rosa differiscono per un aspetto non secondario – spiegano dalla Regione – mentre i primi permettono di arrivare al livello di singola utente − nell’anno 2014 sono state 918 le donne seguite dai consultori per abuso e maltrattamento, di cui 121 ragazze con meno di 18 anni – l’attuale rilevazione regionale dei dati del Codice Rosa restituisce le informazioni solo per accesso. Manca quindi il dato relativo al numero di donne che si sono rivolte al servizio e restano aperti gli interrogativi sull’effettiva entità dell’utenza (quanti, ad esempio, tra i 2.257 accessi registrati dal 1° luglio 2014 al 30 giugno 2015 sono utenti uniche).

“Il 2014 ha segnato purtroppo un calo d’attenzione, soprattutto da parte dei media, nei confronti dei “femicidi”. E’ utile specificare che tale termine viene utilizzato nei casi in cui l’esito della violenza è la morte della donna, mentre per femminicidio si intende, più ampiamente, l’insieme di comportamenti violenti che portano alla morte della donna o tendono al suo annientamento fisico o psicologico. A una ridotta attenzione nei confronti di questo tema ha corrisposto un aumento delle donne uccise in Toscana nel 2014, arrivate a 12 (praticamente una al mese), dato in crescita rispetto al triennio precedente. Dal 2006 al 2014, in regione, il numero di vittime di femicidio è arrivato a 77, ovvero una ogni 46 giorni: in tutti i casi in cui l’autore è stato individuato viene evidenziata la natura “domestica” di questi omicidi, avvenuti per mano di una persona che la donna conosceva: un partner, un ex, un pretendente respinto, un cliente, un figlio.

Recupero uomini violenti

“In Toscana, nel 2014, sono stati 88 gli uomini che hanno intrapreso un percorso rivolto al cambiamento dei propri comportamenti violenti – riporta la nota –  nei primi sei mesi del 2015 tale numero è arrivato a 61, mostrando quindi una crescita di attenzione nei confronti di questi percorsi, cui gli uomini accedono in maniera volontaria o su spinta di altri soggetti, ad esempio la propria partner, lo psicologo, l’avvocato o uno degli attori della rete antiviolenza”.

Violenza assistita

“Il tema della violenza assistita è stato affrontato per la prima volta nel VII Rapporto presentato nei giorni scorsi – rivela la nota – Si tratta di un tipo di violenza che passa attraverso l’esperienza diretta, indiretta, e/o percepita da parte del minore di atti di violenza fisica, verbale, psicologica, sessuale ed economica su figure di riferimento o su altre figure affettivamente significative. Nel corso del 2014, il Centro ha seguito 111 nuovi casi riguardanti vittime di violenza assistita, cui si aggiungono 75 casi in carico dagli anni precedenti”.

I dati del Monitoraggio Interventi e servizi per minori e famiglie realizzato dal Centro regionale Infanzia e Adolescenza – Regione Toscana/Istituto degli Innocenti mostrano inoltre come, sempre nel corso nel 2014, tra i minori in carico ai servizi sociali toscani, 968 sono state vittime anche di violenza assistita.

 

Ilenia Vecchio

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