Nel 2015, grazie a Clet e a Moallaseconda, Prato si riscopre frizzante città contemporanea. Contemporanea anche nel senso polemico e sociale del termine, cioè un gran casino di voci che cercano di avere la meglio l’una sull’altra ogni qual volta in città compare qualcosa che si discosta dal seminato portandosi dietro il nome di ‘arte’. E’ bellissimo, la città si prepara alla riapertura del Pecci e chi per sentirsi al sicuro ha bisogno di riconoscere un canone estetico qualsiasi, nel frattempo può sempre trasferirsi a Firenze.

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Sono spuntati come funghi e magari qualcuno non supererà il secondo inverno. Ma se il centro storico rivive lo si deve a chi ha investito e creduto nella voglia dei pratesi di vivere la propria città e ha messo su un locale o un ristorante. Con buona pace degli altri commercianti, a cui si deve augurare la capacità di inventarsi qualcosa per intercettare il flusso d’umanità che ha preso a frequentare il centro dal tardo pomeriggio in poi. Tornare indietro è impossibile.

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Se c’è un ventenne pratese che fa bene allo spirito incontrare in questi tempi è il co-titolare di ‘Lo fo io’, marchio pratese giovane ma con una solida tradizione alle spalle. Per l’entusiasmo, la freschezza e una certa malizia imprenditoriale che dopo tanti discorsi sulla fine del tessile ti fa pensare che a Prato stia facendo davvero la sua comparsa una nuova generazione di imprenditori, perfettamente a proprio agio nel nuovo millennio. Il suo nome è Beppe Allocca.

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Una rivista letteraria nata da un laboratorio di scrittura è un po’ la storia di tutte le riviste letterarie o quasi da quando esistono i laboratori di scrittura. La vera novità è che in questo caso Prato sembra aver trovato un proprio circolo di scrittori o aspiranti tali, un consesso di giovani motivato e autoreferenziale quanto basta per trasformarsi in prodotto da esportazione, seguendo la giusta ispirazione: ‘A few words’.

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I servizi della tv nazionale (prostituzione e garage- loculi) ci hanno risvegliato dal torpore causato da quelli sui blitz nei capannoni cui ci siamo assuefatti negli ultimi anni? Non proprio, anche perché il caso ha voluto che una bella sequenza di interventi abbia subito zittito indignazione e polemiche.  Per il resto, la fastidiosa minutaglia di nera con cui ogni giorno si fa i conti a Prato viene coperta solo dai giornali locali (e meno male che ci sono). Il cui bacino di utenti giornalieri però non arriva certo ai 7 milioni di Striscia La Notizia.

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Nel 2015 abbiamo scoperto e conosciuto i digital champions,  gli evangelizzatori digitali dal basso che nel suo rappresentante pratese, Matteo Tempestini, ha trovato l’ideatore del bel progetto “Stanzoni Digitali” e dell’hashtag “Innova e fregatene”, ruffiano al punto giusto perché aziona un meccanismo caro a buona parte della popolazione:  liberarsi delle responsabilità. Ora che l’esperimento/investitura si è concluso con un “andate e innovatene a dismisura”, l’attività dei digital champions si traduce in partecipazione ai tavoli che contano e in una perpetua produzione di link, mappe, tutorial di mappe e massime a tema. Per chi ha bisogno di sentirsi parte di questa grande rivoluzione e perché no capirci anche qualcosa. Che male non fa.

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Se nel mese di Settembre a Prato si è respirata l’aria dei grandi eventi e non quella delle grandi fiere di paese (con tutto il rispetto per le grandi fiere di paese), è merito di Fonderia Cultart. Poi, certo, tutto è migliorabile, ma come debutto è stato eccellente.

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Laggiù in Chinatown c’è un imprenditore pratese che non molla la presa e anzi rilancia. Cosimo Zecchi ha accantonato l’attività politica (Fratelli d’Italia) e ha pensato bene di prendersi cura della grande fabbrica di famiglia che da tempo giaceva dismessa come molte altre. Facilitato dal lavoro dell’associazione culturale “Chi-na”, che in tre anni di duro lavoro, in quegli spazi ha voluto creare la propria sede. E’ vero, sono affari, e la presentazione del grande progetto di riqualifica presentato dal Comune lo conferma, premiandone almeno la tenacia. Ma è anche attaccamento alla propria città e la dimostrazione che da quello che è stato il tessile può venire fuori anche qualcosa di nuovo.

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Se si cercano grandi soddisfazioni sportive, a Prato non si deve guardare al calcio e ormai nemmeno al rugby. La grande soddisfazione sportiva pratese nel 2015 è femmina e ritmica, come la ginnastica di Marta Pagnini e dello Special Team. Non occuperanno tutti i giorni le pagine dei giornali e nemmeno i discorsi nei bar, ma sono risultati che aprono punti di vista diversi, e bellissimi, sull’identità della città.

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Lentamente, la cura e l’attenzione per l’ambiente prende campo anche a Prato. È una questione di civiltà che diventa sempre più pressante (si spera) e lo fa, anche, in rapporto al grande tema del decoro di cui a Prato siamo massimi esperti. I prossimi passi dovrebbero essere: a) comprendere che anche nel campo dei rifiuti a fare generalizzazioni si passa per idioti. b) E’ inutile parlare di decoro se non si prende in seria considerazione l’auto e l’uso che se ne fa. Certe volte si ha l’impressione che se il principio del McDrive fosse esteso anche a bar, negozi e uffici, i pratesi vivrebbero con grande entusiasmo in auto per tutto l’anno.

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Ci siamo accorti di cosa ci attende in futuro? Il 2015 è stato l’anno degli annunci e delle promesse: il mega parco dell’ospedale pronto per il maggio 2019 (cioè per le prossime elezioni politiche), e poi il sottopasso del Soccorso, il parco fluviale e il già citato progetto per Chinatown.  Tutti progetti destinati a cambiare volto alla città, capaci di scaldare anche le menti più aride dei più aridi tra gli aridi pratesi. Adesso mancano solo un po’ di soldi, cioè una cosa fondamentale, e un progetto coraggioso per il futuro del centro storico.

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Il 2016 sarà l’anno del brand e della comunicazione, ovvero del comunicare bene le cose che ci premono in modo tale da trasmettere un’immagine della città coordinata e positiva. Attività che per il momento si preoccupa di evitare di comunicare male le cose che premono di più e comunicare alla meno peggio soprattutto quelle positive. L’impressione generale è che la faccenda sia un po’ più complessa di così per una città dalle mille sfaccettature come Prato. Nel frattempo, proviamo a storitellare il cenone di San Silvestro e vediamo cosa succede.

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