Due filosofi si interrogano, in dialogo con il pubblico, su alcune questioni cruciali della contemporaneità: Quali sono i rapporti tra popolo, nazionalità e Stato nell’epoca della globalizzazione? Quanto contano i confini di un territorio per definire l’identità di chi lo abita? Che cos’è oggi la pace e come la si può costruire?

Prosegue la rassegna “Uomini in guerra” — serie di incontri a cura del giornalista Włodek Goldkorn, con alcune delle personalità più significative del panorama internazionale che hanno indagato la guerra e i conflitti in tutte le loro sfaccettature — con Donatella Di Cesare in conversazione con Sergio Givone. L’appuntamento è per martedì 2 febbraio alle ore 18 Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci, Prato

Donatella Di Cesare e Sergio Givone discuteranno al Centro Pecci, dialogando col pubblico e cercando di aiutarci a capire il legame secolare e inscindibile fra filosofia e guerra, intesa quest’ultima come male da evitare ma ben lontana dall’essere considerata un male assoluto.

Parlare di guerra — parola, secondo la filosofa, troppo limitata oggi per tutto quello che dovrebbe designare — implica sempre parlare di pace. Si può spezzare quel cerchio per cui si ricerca la pace preparando la guerra? Secondo la Di Cesare la pace non va vista come esito della guerra, né va ritenuta come basata sull’uguaglianza formale degli individui, ma va considerata come pace anarchica, ovvero non deducibile dalla guerra, non come prodotto delle armi, ma contestatrice della priorità della violenza. In che modo? Attraverso una non-indifferenza verso la differenza dell’altro.

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