Clet che tutti hanno odiato dal primo giorno che l’hanno messo a Prato e poi quando l’hanno smantellato/rispedito a casa sua, la cittadinanza ha tirato un sospiro di sollievo. Ooooh.

Clet, che in verità non è neanche fiorentino, ma francese quindi io tutto quest’odio, nemmeno me lo spiego.

Come sono andate le cose in due parole. È andata come insegna Kurt Vonnegut: finalmente uniti contro una causa comune. Non so com’è andata, mi sono un po’ disinteressato, perché dovevo traslocare.

Mentre Clet andava a Prato io per caso mi sono trasferito nel quartiere di Clet. C’è un quartiere di Firenze che è il quartiere di Clet, perché è dove si trova il suo studio, ed è anche dove i suoi adesivi sui cartelli si fanno endemici.

Clet, ma che vuoi dire? Ne vogliamo parlare? Va bene.

I miei amici più puri di spirito lo infamano, perché è la controcultura che si è convertita in cultura. Street art in vetrina (il destino di tutte le cose). Io non lo odio, ma non conta perché in generale odio poco. Che rapporto ho verso Clet? Mah, alcune sue cose mi piacciono, altre meno, altre per niente. Un rapporto normale.

Clet a Prato ci ha fatto conoscere che l’opera dedicata a Rete 4 era in verità un’opera dello scultore Henry Moore. Clet a Prato ci ha fatto vedere delle mura, a cui prima nessuno faceva caso.

Per questo il mio giudizio nel complesso è positivo. Ooooh.

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