Da Prato parte l’appello: “restauriamo il monumento di Ebensee”. L’Aned, l’Associazione degli ex deportati nei campi nazisti, ha lanciato da Prato una sottoscrizione nazionale per il restauro del Monumento dedicato ai caduti italiani nel Lager di Ebensee. Si tratta di una grande croce di cemento, progettata da Gio Ponti, eretta già nel 1948 da Hilda Lepetit a memoria del marito, l’industriale antifascista milanese Roberto Lepetit e delle centinaia di altri italiani che di lì non fecero ritorno. Roberto Lepetit morì in questo Lager il 4 maggio 1945, a poche ore dalla liberazione ad opera delle truppe alleate.

inaugurazione_1948L’iniziativa della sottoscrizione è stata lanciata da Prato in una conferenza stampa nel corso della quale hanno preso la parola il vicesindaco di Prato, Simone Faggi, e il presidente dell’ANED, Dario Venegoni. La città toscana è infatti gemellata da quasi 30 anni con quella di Ebensee.

La maggioranza dei deportati italiani in quel campo vi ha trovato la morte: su 1.131 ne morirono 717, il 63%. La maggioranza erano “politici”, soprattutto antifascisti, partigiani e lavoratori arrestati dopo gli scioperi del marzo 1944. Ma qui persero la vita anche 72 su 101 ebrei italiani. I toscani deportati ad Ebensee furono 241, ne morirono 197, l’82%: sopravvissero solo in 44. Dei 98 lavoratori pratesi arrestati dopo gli scioperi del marzo1944 e deportati qua, solo 18 fecero ritorno a casa. E’ in ricordo di questa ecatombe che la città toscana è gemellata da quasi 30 anni con quella di Ebensee.
“La memoria è un valore da custodire con attenzione. Soprattutto oggi, quando sembra che la storia sia stata dimenticata e a meno di 300 chilometri di distanza da Ebensee si stanno costruendo muri per noi inaccettabili – ha sottolineato il vicesindaco Simone Faggi -. Prato ed Ebensee hanno condiviso il dramma della deportazione, il sacrificio di tanti concittadini dal quale è nata l’Europa dei diritti. Oggi mi auguro che Prato ed Ebensee siano accomunate dalla stessa indignazione che nasce davanti a nuovi muri, segno di un tradimento dei valori fondamentali delle nostre democrazie”.

A quasi 70 anni dalla sua edificazione il monumento porta i segni del tempo e delle intemperie. D’intesa con la famiglia Lepetit, ancora proprietaria dell’opera, l’associazione degli ex deportati ha deciso di intervenire e di restaurarla perché le centinaia di italiani uccisi in quel luogo continuino anche in futuro ad essere ricordati dignitosamente. “La generazione dei testimoni dei Lager nazisti si va assottigliando – da detto Dario Venegoni – ma non per questo terminerà la memoria di quella immane tragedia. Anzi: chiamiamo tutti coloro che ritengono che quella memoria debba essere conservata anche in avvenire a partecipare alla raccolta fondi per questo intervento di restauro, che non rimarrà isolato”.

Per parte sua, la famiglia Lepetit ha fatto sapere che parteciperà in modo significativo alle spese del restauro. Poiché il monumento non è stato eretto soltanto in memoria di un uomo, ma di tutti gli italiani uccisi in quel Lager, la famiglia Lepetit e l’ANED hanno raggiunto un accordo per il passaggio della proprietà dell’opera dai Lepetit all’ANED. Tale intesa sarà formalizzata a breve, una volta esperite tutte le procedure del caso. La raccolta dei fondi avverrà tramite la piattaforma “Produzioni dal basso” (www.produzionidalbasso.com). Con pochi clic tutti potranno partecipare con carta di credito, con PayPal, o con un bonifico. L’obiettivo è quello di raccogliere 4.000 euro in un mese, e di inaugurare il restauro già nel corso delle cerimonie internazionali previste per il 14 maggio prossimo.

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