Molto bello SOLE ALTO, film della settimana, sorta di Romeo e Giulietta balcanici (due attori che interpretano tre coppie) ma senza Bregovic. Dimostrazione che si fanno ancora film narrati e pensati per immagini.

L’esatto contrario de LA COPPIA DEI CAMPIONI, agghiacciante cinepanettone boldiano fuori tempo massimo (in tutti i sensi). Confezione oscena di Giulio Base e una sequela di doppi sensi incredibili: Beauticul, Chiavatar, Memorie di una bagheiscia, Dolce e Bottana, Cazzi Driver, Gabriel Garcia Postal Marquez.

Sorprende invece ZETA di Alemà, l’8 Mile Italiano, altro esempio di cinema di genere italiano contemporaneo dopo Jeeg Robot e Veloce come il Vento, costruito con un buon mestiere dietro. Certo Alemà (che già ci ha provato con l’horror At the end of the day) viene dal videoclip, quindi il cinema ne risente, ma almeno il film è dignitoso e ha un target giovane ben preciso.

Delude un po’ LA FORESTA DEI SOGNI di Van Sant, nonostante Macnaughey e le foreste del Giappone. Il regista torna a parlare di morte dopo gli sperimentalismi di Last Days e il melò del sottovalutato L’amore che resta. Il film è ovviamente ben fatto. Ma i simbolismi stridono con lo stile adottato (lo stesso, impersonale del precedente Promised Land, che aveva però un taglio più sicuro) e affossano un po’ le ambizioni.

Divertente, anche se cala un po’ nel finale 10 CLOVERFIELD LANE. Il cast è ottimo (John Goodman addirittura esaltante), il film una sorta di spin-off coi mostroni di J. J. Abrams e Matt Reeves. O forse ce la volevano vendere così. Qui ci sono: un bunker sotterraneo, attacchi batteriologici e un bel po’ di tensione. Fino all’arrivo degli inevitabili spiegoni.

Pure THE DRESSMAKER – IL DIAVOLO E’ TORNATO è stato spacciato come un falso sequel de Il Diavolo Veste Prada. Invece è uno strano mix, non perfettamente bilanciato tra melò e commedia, in scenari western. Grande cast femminile, con la Winslet in stato di grazia ma sfugge il senso dell’operazione.

Purtroppo non esce a Prato INFERNET, nuovo “capolavoro” di Giuseppe Ferlito, che ormai ha casa a Firenze. Moralismo alla Jerry Calà (Pipì Room), musiche di Umberto Smaila (mai dire mai: era strepitoso nella Belva col Mitra) e tutti, ma proprio tutti gli stereotipi sul bullismo via web. Applausi.

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