Quando uno che conosco diventa famoso, la prima cosa che faccio è andare negli archivi a vedere se ci sono ancora foto che ci ritraggono insieme.
Ci sono ancora.

Poi però provo pietà di me stesso e lascio perdere la cosa.

Non salvo, come dovrei, un’ulteriore copia di quella foto, non effettuo il backup del backup, per una forma di pudore, cosicché quando, mesi dopo, Calcutta deve venire a Prato a fare un concerto e io mi rimetto a cercare quella foto, non la trovo più.

La potrei descrivere, quella foto, talmente la ricordo bene: siamo alla sagra del fungo porcino e della bistecca a Pozzolatico, saranno stati due anni fa.

In quello scatto io mi schermisco, perché la foto è preannunciata, mentre a lui non gli importa e fa un gesto con la lingua.

Niente da fare, quella foto non c’è più.
La ricordo ancora nei suoi particolari: era estate, lui indossava una maglietta con disegnata una statua greca o romana, di rosa; maglietta che ha anche in qualche foto ufficiale, una di quelle uscite sulle riviste.
Mentre io avevo la solita maglietta di Decathlon, color vomito.
Niente, non c’è.

L’account Facebook del nostro comune amico Gioacchino non ancora famoso, dove forse potrei ritrovarla, non esiste più. Lui sostiene che l’abbiano bannato per certe immagini oscene che aveva caricato, ma la verità, io credo, è che si era stufato di gente che andava a spulciare il suo profilo alla ricerca di foto con Calcutta.

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