Il film della settimana è TUTTI VOGLIONO QUALCOSA. Per comprare il biglietto sulla fiducia vi dovrebbe bastare un’informazione: è il nuovo film del regista di Boyhood, Richard Linklater. Quando non gira film su commissione (School of Rock), Linklater lavora sempre sul concetto di tempo. Quello che passa (Boyhood e la trilogia romantica Before Sunrise / Before Sunset / Before Midnight) e quello che è passato (La vita è un sogno). Che le immagini scorrano e gli attori invecchino in tempo reale o che si guardi ad una adolescenza tutt’altro che spensierata, Linklater è il cineasta americano della nostalgia, capace di declinare a stelle e strisce lo struggimento esistenziale della nouvelle vague francese (Truffaut e soprattutto Rohmer).
Tutti vogliono qualcosa si riallaccia proprio a Dazed and Confused, titolo originale rock e decisamente più pertinente rispetto La vita è un sogno. Uno dei film preferiti di Tarantino ed è sufficiente ascoltare la naturalezza dei dialoghi per capire il perché.
E la naturalezza stupisce pure in Everybody Wants Some! – come la canzone dei Van Halen –, college movie anomalo, che – dopo i 13 anni di Boyhood – condensa in tre giorni tutte le possibili sensazioni del passaggio tra adolescenza ed età adulta. Con una scrittura e una regia sottile che si concentrano sui dettagli proustiani e possono spaventare chi antepone il contenuto (la trama) alla forma. Succede poco, eppure succede tantissimo in Tutti vogliono qualcosa. Un atto di resistenza del cinema rispetto all’affastellamento dei fatti spesso meccanico della serialità.

Non è un film consigliabile THE NEON DEMON di quel pazzo di Refn, troppo privato e quindi anche imbarazzante, troppo personale, anti-commerciale e folle. Gettato in 170 copie senza criterio nel circuito delle multisale è stato un flop inevitabile quanto clamoroso nella prima settimana. Il Suspiria di Refn, ambientato nel mondo della moda è l’alter ego femmineo e declinato in chiave horror/cannibalica del precedente noir Solo Dio Perdona. Come nel precedente l’astrazione, la sospensione, su un canovaccio slabbrato di didascalismi freudiani, sono portate all’eccesso, la stilizzazione arriva a lambire la video-art. Eppure come nel precedente, troviamo, per la seconda volta, una sincerità che le opere precedenti di Refn sembravano rifuggire, con tutti quei sabotaggi, manipolazioni e furbizie quando si trattava di mettere in campo i sentimenti. Eppure, come nel precedente, invece di bluffare in una chiave post-postmoderna, camuffando il passato e approfittando della memoria corta del pubblico (Drive versione hipster del Driver di Hill?), si guarda ad un futuro visionario e libero, con un coraggio invidiabile, lontanissimo dalla programmaticità targettizzata del cinema contemporaneo. Farà ancora film Refn?
Non è un film consigliabile The Neon Demon, ma noi ve lo consigliamo ugualmente.

Simpatico, abbastanza innocuo, ma divertente ANGRY BIRDS, che riesce nella non facile impresa di dare una vita filmica al famoso videogioco.

Abbastanza insostenibile il melò di Medem con la Cruz, MA MA TUTTO ANDRA’ BENE. Troppo scritto, pieno di simbolismi e calcoli, insincero.

Non arrivano purtroppo a Prato, per il momento, i capolavori di Tati riproposti in sala né la riedizione di Laurence Anyways, terzo film (ed uno tra i migliori) del giovane talento canadese Xavier Dolan. Da recuperare appena possibile.

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