6.500 – i litri di carburante rubati venerdì scorso da un distributore cui si è rotto il sistema self service. I ladri, in questo caso, sono stati decine e decine di automobilisti che con entusiasmo sono arrivati a formare una fila lunghissima pur di rubare un pieno di gasolio. Se ci sforziamo un po’, possiamo pure arrivare a vederli vantarsi con amici e parenti. Venerdì scorso Prato ha scoperto decine e decine di nuovi delinquenti e abbassato ancora un po’ l’asticella della propria civiltà.

4.000 – gli euro che un uomo avrebbe speso in un mese per soddisfare la propria dipendenza da cocaina. Lo riferiscono i carabinieri al termine di una bella operazione che ha portato allo smantellamento dello spaccio in via Roncioni e all’arresto di due spacciatori e con la denuncia per altri cinque. Un altro segnale che qualcosa si muove.

90 – come anni ’90, la decade di cui la programmazione artistica pratese si è appropriata quest’anno. Dopo la Nannini, Bregovic, Carmen Consoli, gli Air e Elio e le Storie Tese, il concerto di Marlene Kuntz e Verdena, annunciato nei giorni scorsi per Settembre, sembra chiudere il cerchio. Dal 2017, per favore, cerchiamo di calare il Settembre di Prato nel presente.

49 – gli evasori totali o para totali scoperti dalla Guardia di Finanza dall’inizio dell’anno. E’ solo uno dei numeri, parecchio significativi e desolanti, dell’attività svolta negli ultimi sei mesi.

35 – sembra essere il numero di nuovi profughi in arrivo a Prato, che saranno smistati nelle strutture a disposizione. Durante il vertice di ieri con i Comuni della Provincia, il Prefetto ha però ribadito un concetto molto semplice: “trovate altri immobili per ospitarli”. Arrivano alla spicciolata, con preavviso minimo, e la richiesta serve a scongiurare due cose: il sorgere di situazioni di difficile gestione dal punto di vista della sicurezza e la nascita della tendopoli, ovvero l’unica risposta possibile a nuovi (possibili) arrivi se non si troveranno strutture adatte. Visto che il Comune non sembra possedere strutture adeguate, riflettori puntati sui privati che metteranno a disposizione i stanzoni vuoti da anni. Sempre che qualcuno si faccia avanti.

28 – come gli anni compiuti dal Centro Pecci proprio ieri. L’anniversario è stato ricordato con la pubblicazione di alcune foto d’epoca e con l’inizio del racconto sui social di quello che è stato il centro per l’arte contemporanea negli ultimi vent’anni. Quando mancano appena 112 giorni alla riapertura del 16 ottobre.

18 – sarebbero le testimonianze contro il pratese accusato di molestie su altrettante ragazzine. Quindici giorni fa erano 13 e adesso gli inquirenti denunciano una situazione davvero deprimente: le famiglie di alcune possibili vittime non starebbero collaborando. Seppellire nel silenzio fatti come questi non giova a nessuno. Soprattutto alle vittime.

2 – come gli “steward della movida” che hanno esordito giovedì scorso in centro storico. Non abbiamo ancora capito cosa possono fare, quando possono intervenire e tutto sommato cosa dovrebbero impedire e/o facilitare. Per il momento li abbiamo visti solo passeggiare e fare gli occhi dolci alle belle ragazze come tutti gli altri maschi di fronte ai temibili effetti del caldo sull’abbigliamento femminile.

1 – Come la tirata d’orecchi che gli imprenditori di Prato si sono beccati da Giuseppe De Rita, fondatore del Censis e tra i primi a studiare il fenomeno Prato. Lo ha fatto giovedì scorso, ospite del vescovo Agostinelli, chiedendo dove sia finita la vitalità dell’economia pratese di una volta. Non solo, più che altro De Rita ha fotografato la situazione economica pratese in modo impietoso: “siete chiusi in una identità fantasmatica che si guarda allo specchio” si legge sul Tirreno. Per poi concentrarsi sul “nero”, spiegando che una volta nascondeva una vitalità imprenditoriale e che adesso, invece, sarebbe la fonte della stagnazione pratese perché dovuto alla rendita degli affitti.

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